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Mae Bia (Thailandia, 2001)

Tuesday, 01 November 2011 00:00 Matteo Di Giulio Film - AltrAsia
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mae_bia_0Mae Bia (traducibile come Snake Lady) è stato un evento del 2001, uno dei dieci incassi più consistenti della storia del box office thailandese, esportato con successo in Indonesia, in Malesia e nelle Filippine. Tratto da una novella popolare già traposta due volte su schermo, la prima al cinema, la seconda in televisione, è un thriller erotico di maniera, che sfrutta bene le affascinanti location rurali alternate ai grattacieli di Bangkok, simbolo di stress quotidiano e perdita della coscienza nazional-popolare (in contrasto con la natura accogliente anche se selvaggia e pericolosa: tema tipico del filone eco-vengence, qui ibridato di sacralità della tradizione e rifiuto della modernità). Il successo può sorprendere, viste la qualità non superiore alla media e la poca carne al fuoco, nobilitate da una regia ispirata e da una splendida fotografia - che alterna momenti bui e sgranati a colori brillanti - ma affossate da un montaggio rivedibile e dalla sceneggiatura raffazonata, che concede un unico momento di vera tensione e salta di palo in frasca, dimenticandosi per strada sottotrame e personaggi.

Lungo la riva di un fiume, in aperta foresta, si consuma il dramma di una ragazzina adottata a cinque anni da un patrigno che in cambio dell'ospitalità a madre - la quarta moglie, le altre tre sono delle streghe dispettose - e figlia pretende obbedienza totale. Cresciuta tra mille angherie, nel culto di un pericoloso cobra, la splendida Mekhala, ormai adulta, indipendente e intristita dalla solitudine, riesce finalmente a trovare e a conquistare l'uomo dei suoi sogni. Solo che Chanachol, businessman in ascesa, nato in Thailandia e cresciuto in America, desideroso di riscoprire le sue origini, è già sposato, anche se non troppo felicemente, e ha addirittura un figlio. La patina trasgressiva è superficiale, i nudi, pochi, non fanno gridare allo scandalo, anche se in Thailandia è stato un caso (più per la sensualità insistita e per la morbosità di alcuni sottotesti - la distruzione della famiglia e l'adulterio passionale; ma il finale tragico mette tutto a posto rivelando la vera natura del film, leccato mélo lacrimevole - che per la reale esibizione di pelle), tra problemi di censura e aspettative del pubblico. Ha lanciato nell'Olimpo delle stelle, anche oltre i loro meriti, i due affascinanti protagonisti, tanto che lei - la ventenne Naphakpapha "Mamee" Nakprasit, di bellezza clamorosa -, sarà richiesta in Inghilterra per il suo film successivo, Butterfly Man, e negli States per una serie tv. Stucchevole la computer graphic nelle scene clou - le api digitali, che porcheria! -, per fortuna il regista Somching Srisupap (303 Fear Faith Revenge) non ne abusa e ricorre ai trucchi classici per le poche sequenze grandguignolesche (una testa mozzata, un occhio strappato, i morsi del rettile vendicativo). Il vero mattatore, il temibile serpente, gode di diverse soggettive intriganti ma ha meno scene a disposizione di quante ne meriterebbe.


paese: Thailandia
anno: 2001
regia: Somching Srisupap
sceneggiatura:
attori: Naphakpapha Nakprasit (Makhala), Putichai Amatayakul (Chanachol), Chotiros Kaewpinij (Mai), Natasawas Mansap, Apinan Prasertwattankul, Surang Sae-ung

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