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Monrak Transistor / Love Song (Thailandia, 2001)

Tuesday, 01 November 2011 00:00 Matteo Di Giulio Film - AltrAsia
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monrak_transistor_0Uno dei più apprezzati cineasti tailandesi si cimenta con il melodramma, recuperando la tradizione musicale e sentimentale del passato e contaminandola con passioni forti e con un umorismo povero (non sempre indovinato), a incidere sulle svolte fatalistiche dell'odissea di un povero ingenuotto in cerca di se stesso. Monrak Transistor ha spopolato in patria nel 2001, dominando al box office e guadagnando i plausi della critica (interna: alla Quinzaine des Réalizateurs non aveva impressionato particolarmente). Pen-Ek Ratanaruang è ormai un regista importante (ha appena finito di girare Last Life in the Universe, già spacciato come pietra miliare), i suoi precedenti lavori - la commedia Fun Bar Karaoke, 1997, e il noir ironico 6ixtynin9, 1999 -, lo hanno incoronato tra i massimi esponenti nazionali. E infatti Monrak Transistor - uscito a sopresa anche sugli schermi italiani, con il titolo (deriva dal nome di un'emittente radio) semplificato in Love Song -, è prodotto, con gran dispiego di energie e di ambizione, da Nonzee Nimibutr, uomo ovunque del cinema thai.

La sceneggiatura, basata sull'omonimo romanzo di Wat Wanlayangkon, si fissa su due ragazzi di provincia, sprovveduti e innamorati. Lui, abile cantante, subito dopo il matrimonio e in attesa del primo figlio deve partire per il militare: senza volerlo comincia un viaggio rocambolesco tra equivoci, errori e piccoli sprazzi di pace. Dopo aver provato a sfondare come cantante, dopo la diserzione dall'esercito, dopo un periodo di stenti a lavorare in una piantagione di zucchero per un bieco sfruttatore, dopo il breve sodalizio con un povero spiantato, dopo il carcere, arriva il momento del ritorno a casa, dove tutto è cambiato e dove il mondo che conosceva è irrimediabilmente scomparso.
Ratanaruang, anche sceneggiatore, si conferma cineasta astuto e preparato, senza eccellere: coniuga gli stereotipi della love story tormentata con le pulsioni contrastanti del rapporto modernità / ruralità, esponendo con brio le pene del suo brillante protagonista (Suppakorn Kitsuwan - già in Tears of the Black Tiger e nel kolossal storico Suriyothai -, ottimo nell'avvizzire, anche fisicamente). L'accento grottesco e le parentesi picaresche della commedia agrodolce a incastri (di personaggi) non si sposa sempre bene agli eccessi melodrammatici: senza il coraggio del film di Wisit Sartsanatieng, citato in un divertito gioco intertestuale, i leziosismi patinati annullano la grande capacità del regista di raccontare i piccoli dettagli. Pur meno in risalto, risulta ancora da risolvere l'annoso problema generazionale che affligge gran parte dei cineasti thailandesi; ossia quella fastidiosa insistenza estetico-folkloristica che sfocia in uno sfoggio compiaciuto di autostima. Complici la fotografia colorata e la colonna sonora, servizievoli - ma in qualche momento molto efficaci - orpelli esornativi.


paese: Thailandia
anno: 2001
regia: Pen-Ek Ratanaruang
sceneggiatura: Pen-Ek Ratanaruang
attori: Suppakorn Kitsuwan (Pan), Siriyakorn Pukkavesa (Sadaw), Black Pomtong, Somlek Sakdikul (Suwat), Porntip Papanai (Dao), Ampol Rattanawong

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