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Omen (Thailandia, 2003)

Tuesday, 01 November 2011 00:00 Matteo Di Giulio Film - AltrAsia
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omen_0Omen - la traslitterazione del titolo originale è Sung Horn -, nuova fatica produttiva di Oxide e Danny Pang, è passato praticamente sotto silenzio. Di nuovo nella natia Thailandia, al riparo dai potenti riflettori del marketing hongkonghese di The Eye, i due gemelli si rimettono silenziosamente a scavare nell'immaginario horror collettivo con una storia a base di premonizioni e fantasmi (stavolta non vendicativi).

Tre amici, praticamente fratelli, cresciuti insieme e tutt'ora inseparabili, si trovano coinvolti - unicuique suum - in una serie di misteri legati a una persona appena conosciuta: una ragazza vitale, una vecchia sensitiva, un bambino venditore ambulante. Al contrario dei prodotti globalizzati e eccessivamente trendy tipici del cinema macabro thai i due giocano con l'accumulo (veloce) di piani paralleli - il fantastico, il dramma surreale, la love ghost story, l'horror, il thriller soprannaturale - con minuzia di particolari, partecipazione emotiva e uno sguardo assolutamente, e intelligentemente, demodé. C'è sempre in ballo la percezione distorta dei sensi fisici e l'irrazionalità di base: in The Eye era lo sguardo a tradire la protagonista, qui è il sovrapporsi di realtà parallele per cui uno spirito può reincarnarsi e subito dopo scomparire per ricambiare un favore ricevuto in passato. Ottimamente girato - forse appena un po' troppo freddo, colpa (o merito?) soprattutto della fotografia -, senza troppi scossoni e senza la vera volontà di incutere timori (eccettuati un paio di flash improvvisi; il sangue invece scarseggia); ambientato in una metropoli glaciale, irreale, a un passo dal (meno temibile) nulla rurale; discretamente recitato dalle solite stelline adolescenti, stavolta meglio inserite nel contesto, il film è un ibrido fuori dal tempo. Ricorda certo bel cinema americano dell'immediato dopoguerra: forte ma tenue, viscerale, persino ingenuo, mai raffazzonato. I fratelli Pang sfumano delicatamente il finale nel mélo fantastico, appena accennato, razionalizzando il minimo necessario e al contempo lavorando sul pathos malinconico, per calare in fretta il sipario, senza tentennamenti né inutili prolungamenti. Da non sopravvalutare - non è un capolavoro, troppi difetti, troppo poco originale - ma da tenere in grande considerazione come uno dei prodotti più intriganti e incisivi nell'attuale, statico, panorama dei generi thailandesi.


paese: Thailandia
anno: 2003
regia: Tamaraks Kamutamanoch
sceneggiatura: Oxide Pang, Danny Pang
attori: Kawee Tanjararak, Arpichet Kittikorncharoen, Worrawech Danuwong, Supachaya Rurnruarng, Pisamai Wilaisak

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