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Sema the Warrior of Ayodhaya (Thailandia, 2003)

Tuesday, 01 November 2011 00:00 Matteo Di Giulio Film - AltrAsia
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sema_0Dopo un aver fatto voltare molte teste con Bang Rajan e dopo il deludente passo falso di Kunpan - Legend of the Warlord Thanit Jitnukol torna al suo grande amore per eroismo, storia e battaglie epocali con l'atteso Sema the Warrior of Ayodhaya (in originale Khunsuk). Un dramma epico tra guerra, amore e vendetta, dove le vicende di un povero costruttore di spade e di un ambizioso generale si intrecciano nella speranza di ottenere i favori di una bella nobildama. Sema, che nonostante le umili origini ha il talento e la ferocia del combattente nato, passa subito in vantaggio rispetto al viscido generale Khan, il quale ricorre a tutti i trucchi possibili, compreso minacciare il padre del rivale e rapirne la sorella, pur di sbarazzarsi della minaccia. Ma la differenza di classe colma il gap e cancella in un sol colpo gli onori guadagnati da Sema sul campo di battaglia: accusato di omicidio insieme ai due fedeli compagni Sin e Somboon, il soldato semplice trova rifugio sotto l'ala protettiva di un comandante che ha bisogno della sua abilità con la spada per addestrare un plotone destinato a grandi imprese nella vicina battaglia contro i ribelli Hongsa, serpi da estirpare, pericolosi traditori del regno.

Le cifre messe in campo per preparare il kolossal impressionano: 12 assistenti registi, una seconda unità composta da 4 preziosi collaboratori (Sakchai Sribooninak, Isara Nadee, Gonggiat Komsiri, Puttipong Saisrikaew), 3 montatori, 2 direttori artistici con 18 tecnici alle proprie dipendenze, 3 costumisti. Ma a lasciare senza fiato sono soprattutto lo sfarzo produttivo, la cura per i dettagli e le coreografie, in special modo quando si tratta di inscenare grandi battaglie in campo aperto, semplicemente strabilianti. Recuperato il proprio ardore registico, Jitnukol dà fondo a tutto il repertorio di cui dispone per rendere spettacolari anche le sequenze più umili. E allora poco importa se la love story in sottofondo è la stessa vista in centinaia di cappa e spada, se la sceneggiatura si perde in lungaggini quando dovrebbe sintetizzare e anticipa con scarso tempismo i colpi di scena, se la recitazione è poco meno che professionale. La violenza degli scontri si sposa a meraviglia alla semplicità della trama e ne amplifica il messaggio universale all'insegna della rivalsa, personale e nazionale.
I corpi sudati e frementi dei guerrieri, atleti muscolosi, impavidi paladini dell'onore proprio e collettivo, scattano ad ogni ordine del regista e si immolano senza risparmiarsi, sanguinanti e squassati tanto dalle maestose carrellate che ne accompagnano l'impeto che dai possenti colpi di spada e bastone del nemico. Fotografia (a cura di Vardhana Vunchuplou: scintillante, imprime sui volti dei protagonisti il verde delle foreste e abbaglia di riflesso la platea), location selvagge e colonna sonora sinfonica sottolineano con mestiere i momenti clou e illuminano di una luce brillante la virilità dell'opera, l'assoluta deflagrazione degli eventi, divina moira cui gli uomini, umili mortali, possono solo inchinarsi. Uniche note stonate: qualche siparietto inessenziale (l'estrazione del dente); un paio di totali in cui, accecato dalla grandeur, il talvolta narcisista Jitnukol si fa prendere la mano; i soliti personaggi tragicomici di contorno (il buffo Sin, dal temibile martello). Gladiatorio, scorretto (c'è spazio anche per uno stupro & vendetta), catartico, Sema the Warrior of Ayodhaya è il punto di non ritorno, anche kitsch, dell'azione autocelebrativa, in pompa magna. Un dramma imponente, quantitativamente smisurato, che ha la grande dote di coinvolgere fin dal primo serrato confronto.


paese: Thailandia
anno: 2003
regia: Thanit Jitnukol
sceneggiatura: Mai Muangdum, Sumtum Boongua, Gonggiat Komsiri, Yotpong Polsup
attori: Vorawith Kaewphet (Sema), Sawinee Pukaroon (Rerai), Phummarin Chunjit (Sin), Planglit Sangcha (Somboon), Praptpadol Suwanbang, Jaran Ngamdee, Pimthong Klinsmith

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