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Lost in Thailand (2012)

Thursday, 21 February 2013 13:32 Eugenio De Angelis Film - Cina
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lost_in_thailand_0Uscito prima delle vacanze natalizie, con quasi 200 milioni di dollari guadagnati, Lost in Thailand ha segnato il più alto incasso complessivo per un film cinese nella storia del paese. Un successo inaspettato anche per il regista - nonché produttore, sceneggiatore e protagonista della pellicola -, l’attore Xu Zhung, alla sua prima esperienza dietro la macchina da presa. Il segreto di tanta fortuna al box office può essere rintracciato nella semplicità degli elementi messi insieme con perizia da Xu, il quale ha prodotto un film in grado di incontrare i gusti di tutti. Dopo il fortunato Lost on Journey (2010), Xu ha riproposto infatti lo stesso modello, facendo di nuovo coppia comica con Wang Bao-qiang, ma aggiungendo alcuni spunti chiaramente presi di peso dalle fortunate commedie americane di Todd Phillipps, come Una notte da leoni (il cui secondo capitolo è ambientato, guarda caso, proprio in Thailandia) e Parto col folle.

La storia è semplice e lo svolgimento ampiamente prevedibile non riserva colpi di scena: Xu Lang (Xu Zhung) ha brevettato un “supergas” che farebbe la fortuna della sua società, ma vorrebbe continuare a sperimentare per migliorarlo, mentre il collega rivale Gao Bo (Huang Bo) ne vuole vendere il progetto a una società francese e incassare subito una cospicua somma. Entrambi hanno bisogno però dell’autorizzazione del loro capo, in ritiro spirituale in Thailandia: partono così alla volta del sud-est asiatico nel tentativo di raggiungerlo per primi e far approvare ciascuno la propria idea. Xu, perso molto presto il passaporto, è tuttavia costretto a viaggiare col semplice Wang Bao (Wang Bao-qiang), insieme al quale ne passerà di tutti i colori.
Come si diceva lo script - firmato, oltre che dal regista, anche da Ding Ding e Shu Huan - non brilla per originalità: fa leva sugli elementi basilari dell’on the road e della commedia degli equivoci, giocando sul contrasto tra personalità diametralmente opposte che tenderanno a un progressivo avvicinamento. Da una parte c’è Xu (interpretato con gran controllo dal regista/attore, vedi la divertente scena dell’albergo), un mite uomo d’affari dedito al lavoro e in crisi con la moglie; dall’altra Bao, il classico tonto del villaggio dall’animo puro e ingenuo. L’interpretazione che ne dà Wang Bao-qiang è costantemente sopra le righe, risultando alle volte persino fastidiosa, ma nel complesso riesce a ricreare la dimensione di un personaggio stralunato che vive in un mondo a sé stante.
Chiaramente il rapporto tra i due è conflittuale e rappresenta la fonte di buona parte delle gag della pellicola: Xu sfrutta inizialmente Bao per raggiungere i suoi obiettivi, nonostante quest’ultimo tenti involontariamente, ma costantemente, di sabotare il suo viaggio, distruggendogli di volta in volta la mappa, il computer, l’automobile e quant’altro.  Benché la pazienza di Xu sia messa a dura prova, il personaggio arriva a comprendere la visione semplice della vita di Bao e a ridefinire la propria scala di valori in un finale piuttosto scontato, dai toni che virano verso il melodrammatico. Fortunatamente, la chiusa con il cameo di Fan Bingbing, di cui Bao si professa (immaginario) fidanzato, riporta il film su binari più consoni al regista. Se non si può dire quindi che la sceneggiatura sia il pezzo forte di Lost in Thailand, bisogna riconoscere a Xu di essere riuscito a far funzionare perfettamente la chimica tra i due forzati compagni di viaggio, oltre ad aver azzeccato molte delle innumerevoli situazioni tragicomiche nelle quali questi si vengono a trovare. I tempi comici sono gestiti bene (anche grazie all’uso inventivo del montaggio digitale), e il rischio di monotonia per i siparietti del duo viene evitato attraverso la sistematica intrusione nel loro viaggio dell’antagonista Bo, il quale diventa vittima designata - a mò di Wile E. Coyote -, in quanto ogni sua trovata per ostacolare i rivali finisce per ritorcerglisi inevitabilmente contro.
La Thailandia non è usata, come nella già citata commedia di Phillipps, in termini puramente esotici, anche se Xu non risparmia qualche immagine da cartolina per i templi buddhisti e non fa mancare, tra le poche scene d’azione del film, il combattimento con un campione di muay thai e il classico inseguimento tra gli affollati mercatini delle città tailandesi. Tuttavia l’ambientazione è impiegata in maniera funzionale e poco invadente, condita da alcune riuscite battute sugli stereotipi del paese (“tutte le belle donne della Thailandia sono in realtà ragazzini”) anche se non riesce mai ad andare più a fondo con qualche stilettata satirica (cosa che d’altronde non è neanche interessato a fare).
Semplice e diretto nel messaggio, forte di una comicità slapstick che va spesso a segno e dell’accumulo di situazioni paradossali, Lost in Thailand non è  un prodotto in grado di dire qualcosa di nuovo all’interno del suo genere, ma è sufficientemente divertente e dotato di ritmo per conquistare lo spettatore poco esigente e, visto il successo, c’è da scommettere sul fatto che diverrà il primo capitolo di una lunga serie.


paese: Cina
anno: 2012
regia: Xu Zhung
sceneggiatura: Xu Zhung, Ding Ding, Shu Huan
attori: Xu Zhung, Wang Bao-qiang, Huang Bo, Tao Hong, Fan Bingbing



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