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Apostles, The (2014)

Monday, 24 February 2014 13:06 Stefano Locati Film - Cina
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apostles 0Il taiwanese Joe Chien (alias Chien Jen-hao) continua la sua incursione degenere nell'horror, iniziata con gli altalenanti Buttonman (2008) e Zombie 108 (2012), imbarcandosi in una coproduzione pan-cinese diretta principalmente al mercato cinese. Il regista alza la posta in gioco e mette in sequenza svariati cliché del genere in un patchwork che cambia registro ogni cinque minuti, nel dichiarato tentativo (postmoderno) di stupire-a-ogni-costo. L'effetto è di roboante spaesamento e inconcludente incoerenza: l'affastellamento di rimandi è scoordinato e, nonostante i continui scarti, inefficace.

Lu Yun è una scrittrice affetta da mal di testa cronici e buchi di memoria a breve termine. Suo marito è via per lavoro, ma sta per rientrare a casa. L'aereo su cui sta viaggiando ha però un tragico incidente, che risulta nella morte di tutti i passeggeri. Lu Yun si reca a ritirare i pochi averi dell'uomo scampati alla distruzione. Qui incrocia Ben, fidanzato distrutto dalla morte della sua ragazza, imbarcata sullo stesso volo. Tra le cose che gli vengono consegnate, Ben trova un cellulare che non riconosce, sulla cui memoria scopre alcune foto di un posto isolato e un numero di telefono chiamato molto spesso. Prova a comporlo, e si trova a parlare con Lu Yun. Il cellulare è di proprietà del marito della scrittrice, il che prova come i due morti fossero in realtà amanti. Lu Yun e Ben decidono di andare fino in fondo, e partono alla volta dei luoghi fotografati nel cellulare. Lungo la strada hanno però molti imprevisti: c'è qualcosa di molto strano nei dintorni dell'hotel verso il quale sono diretti.
The Apostles si arrovella costantemente per innescare colpi di scena che ribaltino quanto rivelato nelle porzioni antecedenti. Il lavoro di continua messa in discussione di punti di vista che si credevano appurati è interessante, specialmente perché accompagnato da una certa cura visiva, con sogni di uomini maiale e altri deragliamenti nel surreale. La pratica è però sovraccaricata, fino a compromettere irrimediabilmente la sospensione dell'incredulità: la protagonista - una Josie Ho convincente nonostante la pettinatura arruffata - diventa una semplice marionetta nelle mani della sovradimensionata sceneggiatura. Joe Chien si sbizzarrisce nell'inventare relazioni traballanti tra i diversi segmenti narrativi (la scoperta del presunto tradimento, il viaggio con tanto di camionista psicotico, le persone rapite, l'albergo inquietante, i riti segreti), fino al finale a sorpresa fantascientifico, ma non è Miike Takashi, neanche lontanamente: gli manca la necessaria capacità affabulatoria nella costruzione dell'incredibile. Ciò che rimane è così un banale sforzo espositivo che conserva bagliori promettenti, oltre all'ottimo livello produttivo, ma si esaurisce in una ricapitolazione di non sequitur per ammodernare il comparto horror cinese. Un tentativo di svecchiamento meritorio, ma fuori fuoco, che comunque dimostra quanti passi in avanti siano stati fatti negli ultimi quattro-cinque anni (da quando cioè in Cina si è ripreso a frequentare il genere).


paese: Cina, Hong Kong, Taiwan
anno: 2014
regia: Joe Chien
sceneggiatura: Joe Chien, Wang Jun
attori: Josie Ho, Xia Fan, Xie Cheng-ju, Zhou Chou-chou, Lam Suet, Lam Tze-chung



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