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White Haired Witch of Lunar Kingdom, The (2014)

Sunday, 02 November 2014 18:23 Stefano Locati Film - Cina
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white haired witch of lunar kingdom 0Nuova trasposizione ispirata al romanzo Baifa Monü Zhuan, serializzato tra il 1957 e il 1958, di Liang Yusheng, tra i più conosciuti scrittori wuxia del Novecento insieme a Jin Yong e Gu Long. Il testo è stato ripreso numerose volte al cinema e in televisione, la prima già nel 1959 con Story of the White Haired Demon Girl, film in tre parti di Hong Kong diretto da Lee Fa. La versione più conosciuta oggi rimane però quella di Ronny Yu con Brigitte Lin e Leslie Cheung protagonisti, The Bride with White Hair, del 1993. Il confronto tra le due versioni è inevitabile, ma anche superfluo: il nuovo film di Jacob Cheung lascia da parte gli istinti fantastici e le derive marziali per tornare alle complessità politiche dell'originale, che mette in scena un periodo storico tumultuoso della Cina, in cui intrighi, rivolte e guerre minacciano l'unione predestinata tra due amanti.

Yihang è l'erede designato della scuola di Wudang. Per saldare il legame con l'impero, è incaricato dagli anziani di portare gli omaggi della setta all'imperatore. L'eunuco imperiale Wei Zhongxian sfrutta però la sua visita per assassinare l'imperatore e far salire al trono l'erede, un bambino ancora piccolo e manipolabile. Ignaro delle accuse ricadute su Wudang, Yihang incontra una misteriosa fanciulla senza nome, di cui si invaghisce. Solo in seguito scopre si tratta di Jade Rakshasa, una temuta ribelle a capo di un forte strategico nascosto tra i monti. Mentre le spie imperiali stringono il cerchio intorno al fuggitivo, un potente esercito nemico si avvicina ai confini, pronto all'invasione.
The White Haired Witch of Lunar Kingdom è un fastoso melodramma storico con gustoso dispiegamento di coreografie marziali aeree, opera del veterano Stephen Tung. La cura per costumi e ambienti si accompagna alla mole di comparse e alla proliferazione dei personaggi secondari (e c'è anche la consulenza artistica di Tsui Hark). La narrazione a tratti ne risente, con alcuni passaggi sbrigativi o lasciati in sospeso, ma nel complesso riesce a creare il crescendo tragico dell'amore impossibile, destinato a frantumarsi contro le rive delle macchinazioni esterne alla coppia. La scelta dei due protagonisti si rivela sensata, con lo sguardo da bello sperduto di Huang Xiaoming e la determinazione venata di nostalgia di Fan Bingbing - peccato solo l'avvento dei fatidici capelli bianchi sia relegato nella parte finale, in via di chiusura, con poco tempo per lasciare il segno. Nonostante l'impostazione da mélo puro, poi, a mancare è proprio l'alchimia giusta tra i due protagonisti, o meglio, lo spazio e il tempo perché la loro relazione possa appassionare il pubblico fino alla soglia delle lacrime: i momenti di intimità sono toccanti e struggenti quanto basta, ma subito superati per la necessità di portare avanti i tanti fili narrativi.
Jacob Cheung maneggia con cognizione il budget e il contesto storico, redimendosi dal filosoficamente denso, ma traballante A Battle of Wits (2006). Ne risulta un film d'intrattenimento robusto, che sostiene visivamente gli enormi passi avanti del cinema cinese commerciale, grazie anche alle maestranze di Hong Kong. Non lascerà il segno come la controparte del 1993 (omaggiata con la canzone di Leslie Cheung che scorre durante i titoli di coda), anche per il mutato contesto, ma rimane un utile rimaneggiamento, più sentito ad esempio di A Chinese Ghost Story (Wilson Yip, 2011), sullo stesso piano di esperimenti di blockbuster come Painted Skin: The Resurrection (Wuershan, 2012).



paese: Cina
anno: 2014
regia: Jacob Cheung
sceneggiatura: Kang Qiao, Wang Bing, Zhu Yali, Shi Heran, Guo Junli
attori: Huang Xiaoming, Fan Bingbing, Vincent Zhao, Kevin Yan, Shera Li, Wang Xuebing, Du Yiheng, Yan Yikuan, Ni Dahong, Lai Xiaosheng, Cecilia Yip



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