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Bunshinsaba 2 (2013)

Wednesday, 05 November 2014 13:44 Stefano Locati Film - Cina
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bunshinsaba 2 0Secondo capitolo per la saga horror cinese del regista coreano An Byung-ki (Ahn Byeong-ki), ormai, sembra, stabilmente espatriato. Totalmente slegato sia dal precedente episodio, del 2012, che dall'omonimo film coreano del 2004, se non nel titolo (una parola inventata sul tipo di abracadabra): il richiamo, nella versione cinese, è al gioco del bĭxiān (“penna fatata”), concettualmente simile alla tavoletta ouija. Tentativo leggermente più equilibrato rispetto al primo, ma anche meno evocativo. Si tratta comunque di un film istericamente generico, che scorre senza interessare né appassionare.

Sei amici dell'università, tre ragazzi e tre ragazze, accolgono nel gruppo una nuova arrivata, Xiao Ai, che subito scatena una serie di gelosie incrociate. Dopo un litigio, Xiao Ai si suicida. Due anni dopo, una delle ragazze, andata negli Stati Uniti per curare una crisi nervosa, torna e sostiene di essere perseguitata dal fantasma della ragazza. Uno a uno gli amici di un tempo iniziano a morire.
La saga di Bunshinsaba si è auto-presentata come la salvezza del neonato cinema horror di marca cinese, grazie al presunto expertise dell'industria sudcoreana: oltre al regista, anche buona parte delle maestranze, a partire da direttore della fotografia, montatore e compositore, provengono infatti da lì. Nella realtà, al di là di una maggiore cura per gli aspetti produttivi, i film non si discostano dall'amalgama di già visto e di irrisorio che ha caratterizzato la stragrande maggioranza dei tentativi cinesi di approcciare il genere. Anche in questo caso, il problema non risiede tanto nel divieto statale di includere elementi sovrannaturali, in special modo i fantasmi, visti come superstizioni nocive, ma in una scrittura dozzinale, poco approfondita, quasi sempre fuori registro – come se per instillare angoscia nel pubblico fosse sufficiente aumentare i decibel delle urla o l'apertura degli occhi sgranati degli attori.
Bunshinsaba 2 rappresenta un piccolo passo in avanti rispetto al film precedente, perché almeno la storia ha una sua vaga logica interna, per quanto inconsistente, ma la costruzione della tensione continua a essere risibile, e i personaggi talmente vaporosi da essere dei semplici volti, senza alcuna personalità. La protagonista, in questo caso l'attrice coreana Park Han-byeol (My Black Mini Dress, Yoga, Whishing Stairs), si limita a vagare sul set, e non va molto meglio ai comprimari, compresa Xin Zhilei, che interpreta la nevrotica di ritorno dagli Usa, l'unica che almeno prova a mettere un po' di verve nella recitazione (esagerando, inevitabilmente). Il mistero dietro alla serie di omicidi non è poi così misterioso, e anche le scene di morte sono girate svogliatamente.
Nota finale per i sottotitoli ufficiali, che senza una vera ragione internazionalizzano i nomi dei protagonisti, a parte Nana, che rimane invariato. Di seguito uno schema per raccapezzarsi:  Cherry – Song Qian, Frank – You Feng, Ray – Hongrui, Fay – Yufei, John – Yang Zheng, Annie – Xiao Ai, Yuki – Yuhan.



paese: Cina
anno: 2013
regia: An Byung-ki
sceneggiatura: Han Jongmin, Han Jinglong
attori: Park Han-byeol, Xin Zhilei, Zhang Haoran, Yang Fan, Sienna Li, Sun Shaolong, Zhang Tingting, Gao Xinyu

 

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