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Bunshinsaba 3 (2014)

Wednesday, 05 November 2014 19:30 Stefano Locati Film - Cina
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bunshinsaba 3 0Terzo capitolo del franchise horror cinese Bunshinsaba diretto dal coreano An Byung-ki (Ahn Byeong-ki). Dei tre film, usciti a ritmo annuale nel periodo estivo, tutti indipendenti tra loro, è il meno stereotipato, quello che osa di più in termini di intreccio e messa in scena, ma è anche il più squilibrato e vacillante, prostrato dai continui sbalzi umorali della sceneggiatura. Un passo in avanti e due indietro, insomma, nel costante tentativo di far maturare un genere che nella Cina popolare ha ancora vita difficile.

Xu Lina ha problemi di cuore e sembra aver perso la memoria, tanto da non ricordare con chiarezza se ha una figlia o meno. Arriva il giorno in cui le paventano la possibilità di essere dimessa dalla clinica in cui si sta curando, ma perché possa uscire serve la firma degli anziani parenti – che non hanno ancora acconsentito. Presa dalla disperazione, Lina fugge e si reca nella villa dove crede tengano segregata la figlia, di cinque anni. Mentre fuggono, i genitori hanno un incidente e rimangono uccisi: rimane in vita solo la figlioletta, Xiao Ai. Lina, finalmente libera dall'ospedale, porta la bambina nell'isolata casetta di famiglia. Qui inizia a sperimentare misteriosi accadimenti – voci inspiegabili, note di pianoforte in piena notte, visioni spettrali. Decisa a crescere da sola la figlia, incontra la giovane Yuan Yuan, che si offre come babysitter. In un primo momento Lina rifiuta, poi però si ricrede e affida Xiao Ai alla giovane. Anche Yuan Yuan sembra però nascondere molti segreti.
Bunshinsaba 3 si sforza in ogni modo di uscire dall'impasse di molti horror cinesi, che si sono limitati ad accumulare cliché sulle storie di fantasmi, salvo poi doverli smontare nella parte finale, quella in cui dovevano rivelare la natura razionale degli eventi ritratti. Qui la storia è stratificata: nei primi dieci minuti si sono già bruciati molti temi cari al genere – la malattia mentale, un complotto ordito nei confronti del protagonista, l'incidente improvviso, la casa posseduta dagli spiriti dei morti. Il veloce accumulo serve però solo a svelare un palcoscenico di rimandi e doppelganger, che nella parte centrale trasformano il racconto in un thriller inquietante sui segreti di una piccola cittadina di provincia. L'ingranaggio a scatole cinesi viene poi esposto nella risoluzione finale, per mezzo di flashback rivelatori, che riconnette i tanti indizi disseminati in una visione coerente (o almeno tale dovrebbe risultare).
Lo spirito è quello giusto, e rispetto ai due precedenti capitoli, e a molti degli horror cinesi recenti, Bunshinsaba 3 riesce a regalare qualche spiraglio desueto, se non proprio inedito: proseguendo nella storia si inizia a comprendere la natura simbolica degli avvenimenti, e si apprezzano i dettagli che ritornano, la generale aria da seduta psicanalitica, più che spiritica (anche in questo film, come nel secondo, fa la sua breve comparsa il gioco del bĭxiān, la penna fatata simile alla tavoletta ouija, all'origine del titolo cinese). Purtroppo questa complessità è anche la causa del crollo dell'intera struttura narrativa. L'accumulo di particolari, con il costante aumento di personaggi e svolte radicali apparentemente inspiegabili, sono edificanti a livello intellettuale, almeno nella prima metà, ma rendono impossibile qualsiasi legame empatico con i protagonisti, lasciando indifferenti a ciò che succede loro. La sceneggiatura è macchinosa ed è esposta in modo freddo, facendo leva sui soliti effetti visivi e sonori (rumore di colli ritorti, capelli lunghi a celare il volto, quadri stregati, un triciclo rosso). Le idee, pur presenti, vengono così disseminate alla rinfusa, e il film si ritrova a essere apprezzato per le sue potenzialità inespresse. Il risultato reale, al contrario, è abbastanza disperante.



paese: Cina
anno: 2014
regia: An Byung-ki
sceneggiatura: Lee Sun-an, Yang Zhe
attori: Jiang Yiyan, Jiao Junyan, Bonnie Zhao, Rong Yi, Xu Ang, Dong Zijian, Zhang Wei, Yao Keqin, Yang Guang, Wang Longhua, Yang Mengxiao

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