403 Forbidden

Forbidden

You don't have permission to access /track on this server.

Additionally, a 403 Forbidden error was encountered while trying to use an ErrorDocument to handle the request.

You are here:   Home Film Cina Dead Souls (2018)

Dead Souls (2018)

Friday, 11 May 2018 15:51 Francesca Monti Film - Cina
Print

Dead Souls (2018)Ha tutte le caratteristiche del lavoro di una vita, Dead Souls di Wang Bing, presentato nel fuori concorso di Cannes. L’eccezionalità dell’operazione è stata testimoniata dalla presenza in sala dello stesso direttore del Festival, Thierry Frémaux, che ha voluto spiegare in prima persona le ragioni di questa scelta di programmazione. Una scelta da ritenere coraggiosa, visto che non in molti avrebbero collocato un’opera monumentale come questa - 8 ore e 16 di documentario sui superstiti di Jiabiangou e altri campi di rieducazione maoista, negli anni ‘50 - proprio durante la prima giornata di festival. Ed è da considerare improbabile che il film possa essere visto in altre occasioni, dato che con ogni probabilità sarà bandito dalla Cina, mentre le distribuzioni in Occidente dovranno trovare modalità specifiche, magari fuori dalla sala, per renderlo disponibile.

Dopo il Pardo d’oro a Locarno per Mrs. Fang, Wang ha portato sulla Croisette un lavoro frutto di più di dieci anni di riprese, raccogliendo il maggior numero possibile di testimonianze sulle forme di punizione a cui erano soggetti coloro che erano sospettati di anticomunismo. Dead Souls si compone dunque per gran parte della sua durata di interviste ai reduci di questi campi, voluti da Mao per riportare “sulla retta via” quel 5% - questa era a suo avviso la stima matematica della parte corrotta di società – di popolazione pericolosa per il regime. Quello che scopriamo fin da subito, ascoltando i racconti di questi volti resi tutti simili dalle rughe e dal tempo trascorso – la loro età va dai 75 ai 95 anni – è che la scelta dei prigionieri era del tutto arbitraria: ciò che contava era raggiungere la cifra predisposta da Mao, a costo di conteggiare anche membri del partito che non avevano mai messo in discussione la causa, cosi come i cristiani e altre vittime innocenti. Ma a sconvolgere lo spettatore è soprattutto la vicinanza tra le esperienze, e l’emergere di pratiche che ricordano in tutto e per tutto quelle dei campi di concentramento nazisti. Il sadismo anzitutto, che qui si sfogava soprattutto sull’affamare i prigionieri, razionando il cibo fino a costringere a sopravvivere con un paio di manciate di farina al giorno. O le ore di sonno, da trascorrere accucciati in buche scavate nella roccia, destinate a coprire solo parzialmente i detenuti. Il tentativo che persegue Wang, rimanendo fuori campo, è quello di far rimettere in scena dai reduci le loro esperienze, rimosse dalla storiografia ufficiale, per renderle vive agli occhi dello spettatore contemporaneo. Una sorta di teatralizzazione del proprio trauma, che la fissità delle inquadrature, cosi come la scenografia scelta – le semplici abitazioni degli intervistati – contribuiscono a rendere fredda e oggettiva, scansando ogni rischio di spettacolarizzazione (ma non di empatia). Wang non si limita a far memoria interpellando coloro che il regime ha messo a tacere. Al contrario, la sua operazione evolve in un vero e proprio gesto politico, nel momento in cui gli intervistati vengono portati nei luoghi delle persecuzioni: le ossa, le iscrizioni di chi disperatamente cercava di lasciare traccia di sé, emergono davanti alla macchina da presa, in una cerimonia funebre che si conclude con l’effettivo rituale dei protagonisti per commemorare gli ex compagni di sventura. C’è solo un momento in cui Wang decide di entrare in campo e di dichiarare la propria presenza come personaggio del film: quello in cui si confronta con la banalità del male degli ufficiali che si occupavano della rieducazione dei detenuti. I motivi di tanto orrore vengono liquidati in maniera simile a quella degli ufficiali nazisti a Norimberga: ci è stato dato un ordine, e noi abbiamo eseguito. Come se il tempo non avesse illuminato le coscienze, come se la terra non urlasse ancora oggi il dolore di quei corpi oltraggiati e dimenticati. Wang ci mette di fronte alla sproporzione tra la pietà e il ricordo, tra il dolore e la commiserazione, tra il percepirsi ingranaggi di una grande macchina statale e la consapevolezza di essere umani.


paese: Cina, Francia, Svizzera
anno: 2018
regia: Wang Bing
sceneggiatura: Wang Bing
attori: -

 

.

 

sitemap

Add comment

Effettuando il login si hanno più opzioni e non è necessario inserire il captcha a ogni messaggio.
Sono vietati messaggi discriminatori, offese o insulti, spam di qualsiasi tipo, incitamento alla pirateria informatica. I commenti che non rispettano queste semplici regole saranno eliminati senza preavviso dalla redazione.

Security code
Refresh

Share on facebook