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Ash Is Purest White (2018)

Saturday, 12 May 2018 22:41 Francesca Monti Film - Cina
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Ash Is Purest White (2018)È ancora una volta il corpo attoriale di Zhao Tao il prisma su cui si riflettono le facce contraddittorie della Cina del nuovo millennio, per Jia Zhangke. All’attrice, già protagonista della filmografia del suo compagno di vita, spetta infatti in Ash is Purest White il ruolo di interprete principale, ma in un’accezione del tutto nuova, che ne implica un diverso modo di stare in scena e di occupare l’immagine cinematografica.

Rivelando una capacità unica di riverberare la grande e la piccola storia, stando semplicemente in silenzio o camminando per le strade della nuova Cina. Rispetto al precedente Mountains May Depart (Al di là delle montagne), inoltre, la coralità della narrazione, sviluppata anche qui in tre parti, cosi come la centralità assegnata ai paesaggi rispetto ai personaggi, vengono abbandonate, per portare in primo piano la figura di Qiao e il suo arco di trasformazione. Una donna originaria dello Shanxi e figlia del proletariato, che nel corso della narrazione insegue l’uomo di cui è innamorata, Guo Bin, piccolo delinquente locale, fino alle estreme conseguenze: finendo in prigione per cinque anni, e poi sulla strada senza un soldo, alla ricerca di qualche ingenuo figuro da imbrogliare, e infine imprenditrice in una bisca ancora nello Shanxi. In tutto questo percorso, Qiao è anche l’unico personaggio in grado di abbattere l’impermeabilità della società cinese, sfidandone le regole. La prima: la sua natura profondamente patriarcale, a cui Qiao si ribella rifiutando di mascolinizzarsi, ma ricorrendo all’uso della forza o sfruttando a proprio favore le debolezze dell’altro sesso. Inseguendo, per amore di Bin, quell’idea di complementarietà e di connubio armonico richiamata più volte dalla coppia di ballerini che si esibisce per il piacere del boss locale. In secondo luogo, Qiao guarda a distanza le modalità di lotta sociale novecentesche, come lo sciopero alla miniera di carbone all’inizio del film, per aderire invece a forme di contrapposizione paradossalmente più arcaiche. È in questo quadro che si inserisce il riferimento allo jianghu, il codice d’onore - che dà anche il titolo originale al film, letteralmente “Figli e figlie dello jianghu” – della letteratura wuxia, legato all’universo delle arti marziali, e che nella Cina del 2001 si traduce in fenomeni di microcriminalità e scontri tra bande ai margini della legalità.
La circolarità del film, che viaggia tra i luoghi di Unknown Pleasures e Still Life (Datong e Fengjie), per poi tornare alle origini dello stesso Jia (di nuovo lo Shanxi di Datong), dice molto bene di un Paese che, dopo la spinta propulsiva del 2001, oggi si è assestato su nuove - ma in fondo vecchie – forme di disuguaglianza. Perché, ancora una volta nel cinema del regista cinese, la spinta verso Occidente si traduce semplicemente in nuove forme di controllo della collettività. Per cui i balletti di gruppo su YMCA - sui quali Jia innesta immagini di repertorio filmate all’alba del nuovo secolo, tra deliranti entusiasmi – non sono diversi dalla ginnastica praticata in prigione dalle compagne di Qiao. Non a caso, un altro aspetto su cui Jia insiste è la moltiplicazione, lungo i 18 anni del racconto, degli “occhi” che vigilano sui cittadini. Dai primi cellulari fino agli smartphone con la diffusione della ripresa video come strumento di umiliazione pubblica, si arriva, alla fine, alla videosorveglianza. È a lei che Jia cede, in un atto forse di resa, la possibilità di raccontare un personaggio inafferrabile come Qiao. Ed è proprio in virtù di quell’immagine sgranata finale, che non ci è dato di conoscerne il destino, né di prenderci più a cuore la sua storia. Perché in questa coraggiosa contaminazione tra gangster movie, musical e spaccato sociale la vera posta in gioco è la possibilità di esistere. Fuori e oltre lo schermo.


paese: Cina, Francia, Giappone
anno: 2018
regia: Jia Zhangke
sceneggiatura: Jia Zhangke
attori: Zhao Tao, Liao Fan, Diao Yinan, Feng Xiaogang, Xu Zheng, Zhang Yibai

 

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