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Sunflower (2005)

Friday, 28 January 2011 02:07 Stefano Locati Film - Cina
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sunflower_0Un pittore, condannato ai campi di lavoro durante la rivoluzione culturale, ritorna a casa dopo anni di lontananza, le mani ormai irrimediabilmente danneggiate. Non potendo più dipingere, decide di tramandare la sua arte al figlio, dal canto suo poco propenso a riconoscerne l'autorità, essendo vissuto solo con la madre fin da piccolo. I conflitti tra il padre disilluso e il figlio ribelle accompagnano l'arco di una vita, seguendo i mutamenti sociali di una Cina in costante evoluzione.

Con Spicy Love Soup (1997), Shower (1999) e Quitting (2001) Zhang Yang si era dimostrato attento cantore delle interazioni umane, capace di uno sguardo propositivo sulla realtà, in modo non troppo distante da altri cineasti della sesta generazione (ad esempio Lou Ye, Jia Zhangke, Wang Xiaoshuai). Qui sembra rientrare nei ranghi, non tanto per il tema trattato (una classica storia di conflitti genrazionali tra padre e figlio, tema centrale della moderna Cina ancora legata al confucianesimo, e già in qualche modo affrontato in Shower), quanto a livello produttivo. Il film, basato in parte su ricordi d'infanzia del regista stesso, è infatti mediato da un afflato retorico consapevole dei mezzi necessari a rendere universale la storia. Un cambiamento evidente rispetto ai tre precedenti lungometraggi, girati con tutt'altra urgenza, ma non necessariamente negativo: pur nella sua patina mainstream, Sunflower è infatti un film solido, a tratti commovente, che riesce a essere violentemente aspro e tremendamente dolce nel volgere di poche inquadrature. Incentrato su personaggi sfaccettati, attentissimo ai particolari, ai piccoli riti, alle sottigliezze della convivenza, agli umori quotidiani, è percorso da slanci poetici e invenzioni narrative difficilmente riassumibili (le corse sul ghiaccio, le lettere nascoste, i dissapori con i vicini, le incomprensioni urlate a tutto fiato): un testo denso, che richiede una calma tranquillamente empatica per essere gustato sino in fondo. Sunflower si rivela così essere un'indagine conciliante, ma non accomodante, sul recente passato cinese: un trend a quanto pare in piena espansione, che scava e approfondisce squarci di realtà con ripercussioni sull'attualità (si vedano anche Peacock, di Gu Changwei, o Shanghai Dreams, di Wang Xiaoshuai). Realizzato con parsimonia e lungimiranza, il film di Zhang Yang cresce instancabilmente, senza strabiliare, ma con forza. Una prova luminosa che si confronta ad armi pari con la tradizione, consapevole di una raggiunta maturità.

 


paese: Cina, Olanda, Hong Kong
anno: 2005
regia: Zhang Yang
sceneggiatura: Zhang Yang, Huo Xin, Cai Shangjun
attori: Zhang Fan (Xiangyang, 9 anni), Gao Ge (Xiangyang, 19 anni), Wang Haidi (Xiangyang, 30 anni), Sun Haiying (padre), Joan Chen (madre), Liu Zifeng

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