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Silenced (2011)

Friday, 04 May 2012 09:23 Emanuele Sacchi Film - Corea del Sud
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silenced_0L'idealista Kang In-ho si appresta a insegnare in una scuola per sordomuti nella provincia di Gwangju, ma le sue aspettative si infrangono di fronte a una drammatica realtà di maltrattamenti e brutalità. Dapprima timoroso di intervenire di fronte a ciò che vede, Kang trova il coraggio di agire nel momento in cui scopre verità ancor più orribili su quel che succede negli uffici del preside della scuola.

Attesa febbrile per uno dei casi sensazionali della stagione cinematografica 2011-2012 coreana. Campione di incassi come il romanzo online da cui è tratto, intitolato Dogani/The Crucible (come il film nel titolo non internazionale), Silenced tocca un nervo scoperto dell'opinione pubblica, ricostruendo su grande schermo una pagina orribile di cronaca e di giustizia per la Corea del Sud. Intento certo nobile e impossibile da non condividere, ma c'è molto da dire sul modo utilizzato da Hwang Dong-hyuk per raggiungere lo scopo. La prima parte del film, adeguatamente rallentata per permettere ai protagonisti della vicenda di svelare le proprie personalità, pubbliche e private, si concentra sulla rivelazione del misfatto, partendo dal punto di vista dello stranito e idealista insegnante: la macchina da presa non si tira indietro rispetto alle orribili scoperte che mostra, al contrario si spinge fino al limite estremo del consentito pur di rendere sgradevole - quando non insostenibile - quanto avvenuto nella scuola per bambini sordomuti nella provincia di Gwangju. Qualcuno potrebbe gridare allo scandalo per il consueto sprezzo del pericolo (morale), tipico del cinema sudcoreano, ma i limiti di Silenced si trovano altrove; il film si smarrisce proprio quando abbandona i misfatti per privilegiare il courtroom drama, palesando incongruenze narrative e indulgendo in segmenti sostanzialmente pleonastici. Forse per rintuzzare lo choc delle immagini mostrate, relative all'ultimo (o quasi) dei tabù rimasti, la seconda parte si lascia andare a esasperazioni retoriche ai limiti del sostenibile, sino a scene di assoluto scult come la manifestazione di sdegno in memoria del martire Min-su. Non giova la staticità disperante di Gong Yoo nei panni dell'insegnante: parafrasando Leone, due le espressioni per due parti, senza pizzetto (prima parte) e con il pizzetto (seconda parte). Resta la sensazione che la potenza sprigionata dall’incipit e i potenziali sviluppi di un soggetto simile meritassero mano ben più abile di quella di Hwang Dong-hyuk, oltre a uno script meno prolisso e farraginoso.


paese: Corea del Sud
anno: 2011
regia: Hwang Dong-hyeok
sceneggiatura: Hwang Dong-hyeok
attori: Gong Yoo (Kang In-ho), Jeong Yu-mi (Seo Yo-jin), Baek Seung-hwan (Jeon Min-soo), Kim Hyeon-soo (Kim Yeon-doo), Jeong In-seo (Jin Yoo-ri), Jang Gwang



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