404 Not Found

Not Found

The requested URL /track was not found on this server.

You are here:   Home Film Corea del Sud Fatal (2012)

Fatal (2012)

Monday, 05 November 2012 11:05 Emanuele Sacchi Film - Corea del Sud
Print

fatal_0La forza del cinema sudcoreano sta anche e soprattutto nel costante ricambio di autori. Forze fresche che si aggiungono alla nutrita truppa di registi da tenere d'occhio e che mostrano ben presto di saperci fare a livello tecnico e creativo. Fatal  è un esempio perfetto di questo fenomeno. Lee Don-ku è al debutto, ma ha già per le mani una storia che farebbe gola a diversi registi in circolazione. Le tematiche sono quelle care a una parte sempre crescente della cinematografia coreana: bullismo giovanile, una grave colpa nel passato, illusione di redenzione, possibile pietà, certezza di tragedia; dei topoi ormai ricorrenti.

In Fatal tutto assume da subito le proporzioni del dramma estremo e incombente, non c'è spazio per cambi di registro. Sung-gong è il classico "alligatore albino", zimbello di una compagnia di teppisti che lo obbligano a partecipare alle loro malefatte. Tra queste uno stupro di gruppo. Il senso di colpa non abbandonerà mai Sung-gong, anima persa che decide di affidarsi alla Chiesa cattolica per trovare una serenità. Ed è lì che il Fato gli fa rincontrare Jang-mi, la vittima - ignara dell'identità di Sung-gong - dello stupro.
Il Fato, il deus ex machina, le tecniche narrative più antiche in assoluto, quelle della Grecia del VI secolo a.C., spesso mescolate con i punti cardine della fede cattolica, rivivono costantemente nel cinema coreano dalla New Wave in poi: prima attraverso i grandi autori, i Kim Ki-duk, Lee Chang-dong e Bong Joon-ho, oggi attraverso le nuove leve. Archetipi che, in quanto tali, mantengono un effetto dirompente anche all'ennesima loro rivisitazione. Specie quando, come in Fatal, l'approccio è sufficientemente personale. I personaggi di Sung-gong e Jang-mi sono due tipologie differenti di vittime che, oltre a uscire dallo stereotipo più comune, denotano un senso realistico di umanità spesso sepolto da esigenze di sceneggiatura. Gli interpreti ci mettono molto del loro: Nam Yeon-woo è una maschera di insicurezza e travaglio interiore memorabile, almeno quanto Yang Jo-a si dimostra abile nel nascondere i turbamenti di Jang-mi, sepolti sotto l'adesione alla fede, ma pronti a scattare in due momenti-chiave del film. Il terrore di fronte a una  possibile aggressione (il trauma che rivive) e la clamorosa catarsi della confessione di gruppo a lume di candela (il trauma che attende di essere liberato, la deflagrazione della vendetta). Lo schema dell'intreccio segue in maniera esemplare il crescendo emotivo, suggerendo a più riprese una possibile via di fuga per le due anime tormentate, specie quando si fa largo un sentimento di affetto che assomiglia sempre più a un possibile amore (che nasce "sporco", viziato dalla colpa, ancora prima di sbocciare).
In concorso per la sezione New Currents, una delle migliori rivelazioni del festival di Busan 2012.


paese: Corea del Sud
anno: 2012
regia: Lee Don-ku
sceneggiatura: Lee Don-ku
attori: Nam Yeon-woo, Yang Jo-a, Hong Jung-ho, Kang Gi-doong, Kim Hee-sung




sitemap

Add comment

Effettuando il login si hanno più opzioni e non è necessario inserire il captcha a ogni messaggio.
Sono vietati messaggi discriminatori, offese o insulti, spam di qualsiasi tipo, incitamento alla pirateria informatica. I commenti che non rispettano queste semplici regole saranno eliminati senza preavviso dalla redazione.

Security code
Refresh

Share on facebook