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Veteran (2015)

Monday, 28 March 2016 16:12 Emanuele Sacchi Film - Corea del Sud
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VeteranSeo Do-cheol è un poliziotto dai metodi brutali, ma di buon cuore. Quando un camionista di cui è diventato amico tenta il suicidio nella sede dell’azienda che lo ha licenziato, Seo cerca di vederci chiaro e scopre un muro di omertà eretto a protezione dei super-ricchi a capo delle multinazionali.

La specialità di Ryoo Seung-wan non è mai stata quella di utilizzare il fioretto e quindi non stupisce più di tanto il fatto che il suo approccio al sociale sia il medesimo. Ma il suo cinema duro, sporco e cafone ha la capacità di andare sempre dritto allo scopo, per quanto la trama o la riflessione possano apparentemente complicarsi. Veteran è un poliziesco figlio della crisi economica, particolarmente sentita in una nazione che sin dagli anni Zero vive il predominio delle chaebol (multinazionali) e del neo-feudalesimo che conseguentemente ha caratterizzato la società. Il potere di un CEO di una chaebol a Seoul ricorda quello di un satrapo persiano, umiliazioni ai sottoposti comprese, e su questo paradosso Ryoo costruisce uno spietato ritratto nichilista dello stato delle cose in Corea del Sud, stemperato appena da qualche ricorso al cameratismo siegeliano e a uno humour di facile presa (la competizione su chi ha la cicatrice più vistosa tra i colleghi del dipartimento).
“Il dolore svanisce, la vergogna no”, sintetizza il protagonista al termina di una scena comica, ma lo slogan ben si adatta all’impianto generale della poetica di Ryoo - figlia di un’educazione militaresca e marziale - in cui l’onore occupa sempre il primo posto e la sofferenza è parte integrante del processo. Dopo anni di accuse sull’eccessiva americanizzazione del suo cinema - l’incipit scorsesiano in piano sequenza, con Blondie a massimo volume, pare quasi un’autoparodia in questo senso - Ryoo sembra aver trovato la giusta sintonia con il grande pubblico, inanellando un successo al botteghino dopo l’altro. Merito anche di uno straordinario Hwang Jeong-min, volto duttile e all’occorrenza nazionalpopolare (Ode to My Father), su cui Ryoo ha plasmato un’altra micidiale maschera della korean (hard) way of life.

paese: Corea del Sud
anno: 2015
regia: Ryoo Seung-wan
sceneggiatura: Ryoo Seung-wan
attori: Hwang Jeong-min, Yoo Ah-in, Yoo Hae-jin, Oh Dal-soo, Jang Yoon-ju

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