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Handmaiden, The (2016)

Saturday, 14 May 2016 14:43 Francesca Monti Film - Corea del Sud
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The Handmaiden (2016)Corea, 1930. Durante l’occupazione del Giappone, la giovane Sookee diviene cameriera al servizio dell’ereditiera giapponese Hideko, che vive segregata in una ricca dimora con lo zio Kouzuki. Ma la ragazza nasconde un segreto: è in realtà una ladra assoldata da un Conte giapponese per spingere Hideko a sposarlo e impossessarsi così del suo patrimonio. Il progetto sembra concretizzarsi, ma inaspettatamente Sookee e Hideko si innamorano e decidono di cambiare il loro destino, in un continuo gioco di inganni e false verità.

Se i due film di Park che precedono The Handmaiden, Thirst (2009) e Stoker (2013), si inserivano già in un percorso sull’eros e la tentazione, il regista sudcoreano ritorna qui al tema a lui caro della rappresentazione della vendetta. Con il sesso che, contrariamente alla rielaborazione sul cattolicesimo di Thirst, non viene più visto come una colpa. Park chan-wook traspone il romanzo di Sarah Waters Fingersmith ambientato nell’Inghilterra vittoriana, già serie televisiva della BBC, ricollocandolo nella Corea occupata dai Giapponesi durante gli anni Trenta del secolo scorso. Rispetto all’originale, Park introduce alcuni elementi di novità nell’intreccio: dalla storia tra la domestica e la sua padrona viene infatti decurtata la sottotrama di mistero relativa alla nascita delle due protagoniste. Al contrario, acquista centralità il personaggio del finto conte giapponese, che diviene il terzo polo del triangolo amoroso. Una scelta volta probabilmente a semplificare un racconto ricco di salti temporali e narrato da due punti di vista diversi, ma che penalizza l’approfondimento del legame che unisce le due giovani. Non si comprende infatti il ricorso a un’ambientazione collocata nel passato, dal momento che non vi è alcun accenno al fatto che la relazione tra le protagoniste non fosse proibita solo dalla gerarchia sociale, ma anche dalla repressione politica che contraddistingue il periodo storico preso in esame. D’altronde, nemmeno la dialettica serva-padrona viene in alcun modo approfondita o problematizzata, lasciando sullo sfondo la questione relativa al rispecchiamento reciproco tra le due figure. Solo un’inquadratura di spalle, in cui le due indossano gli stessi capi e le loro nuche divengono indistinguibili, suggerisce qualcosa di più profondo sulla natura di questa relazione. Per il resto, Park appiattisce la dinamica di coppia a semplice realizzazione di un desiderio adolescenziale, che mette in scena con una stanca estetica softcore, priva di piglio e fantasia. Le scene di sesso sono costruite e reiterate pretestuosamente come per consentire al film di appigliarsi al genere erotico se non, all’estremo opposto, per compiacere la giuria di un festival che proprio qualche anno fa ha premiato la rappresentazione naturalista dell’amore saffico di Abdellatif Kechiche con La vita di Adele (2013).
Un’opera su due donne e il male, aveva promesso facendo ben sperare Park, che invece si perde nel desiderio di eccedere in termini formali (le angolazioni di ripresa sempre imprevedibili, le sontuose musiche fastidiosamente invadenti) e contenutistici (non manca la strizzata d’occhio alla fanbase, con il sadomasochistico taglio delle dita di cui è vittima uno dei personaggi). Se la deriva kitsch di una ricostruzione storica posticcia, contaminata con colpi di scena da romanzo d’appendice, può esercitare fascino sugli amanti del genere, è il freddo calcolo con cui gli elementi linguistici e testuali vengono assemblati a deludere maggiormente. L’impressione è che il regista abbia voluto confezionare un film che decretasse il suo ritorno al passato, e al contempo rilanciare il proprio statuto di autore saccheggiando elementi di provenienza occidentale.


paese: Corea del Sud
anno: 2016
regia: Park Chan-wook
sceneggiatura: Chung Seo-kyeong, Park Chan-wook
attori: Kim Min-hee, Kim Tae-ri, Ha Jeong-woo, Jo Jin-woong, Lee Dong-hwi, Kim Hae-sook



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