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Claire's Camera (2017)

Wednesday, 24 May 2017 02:28 Francesca Monti Film - Corea del Sud
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Claire's Camera (2017)Claire’s Camera è un progetto nato quasi come una boutade. Lo scorso anno, Isabelle Huppert è giunta a Cannes per presentare Elle, ed era in anticipo di alcuni giorni. Perché non girare un film nel frattempo? È stata questa la proposta di Hong Sang-soo, che ha chiamato la diva francese ad affiancare l’ormai immancabile compagna Kim Min-hee, anche lei a Cannes per The Handmaiden di Park Chan-wook. È nata in questo modo la storia di Jeon Man-hee, licenziata senza sapere bene la ragione, il cui destino si incrocia a quello della francese Claire, in visita a Cannes nel periodo del festival. Fotografando con entusiasmo tutto ciò che la circonda, Claire incontra il regista So Wan-soo, al festival per presentare il suo film.

Sin dalle prime parole pronunciate da Isabelle Huppert – “è la mia prima volta a Cannes”, già battuta cult di questa edizione di Cannes - Claire’s Camera si mostra per quello che è: un divertissement leggero, destinato allo spettatore che già conosce l’autoreferenzialità del regista e l’uso che questi fa della ripetizione di segmenti narrativi. Realizzando in apparenza lo stesso film da anni, Hong in realtà usa il medesimo canovaccio – fatto di bugie, scherzi del destino, tradimenti, film nel film – per riflettere sul linguaggio cinematografico e non solo. Per esempio, in questo nuovo capitolo illuminato dalla luce del sud della Francia, un ruolo di primo piano nella vicenda spetta ai dispositivi, digitali e non, che accompagnano i personaggi. Emblematica è la scena in cui Claire incontra il regista: per superare l’imbarazzo dato dalla vicinanza di quell’estraneo, la donna inizia a cercare su Google delle notizie su di lui. Quando le trova, passa il cellulare al regista, che esclama: ”Sono io”. Ci si googla, dunque, per riconoscere l'altro e per riconoscersi, per illudersi di avere un punto fermo nel continuo oscillare delle pulsioni e dei sentimenti. E nella ronde generale che domina il racconto, una domanda resta insoluta: chi è davvero il regista? Sicuramente, dice Claire’s Camera, qualcuno che mente. Un artista che tradisce inevitabilmente non solo la realtà, destrutturandola, ma anche lo spettatore stesso, le cui aspettative vengono disattese in maniera quasi impercettibile.
Hong riesce dunque a usare anche un film nato per scherzo – e che cade meravigliosamente come omaggio a Cannes per i suoi 70 anni – per affrontare la questione sempre urgente del nostro rapporto con le immagini e con le forme del cinema. Aiutato dalla leggerezza di un’ambientazione tutta giocata tra i bistrot e le terrazze di Cannes, Hong cita sin dal titolo internazionale Eric Rohmer e Il ginocchio di Claire. Una nouvelle vague che rinasce e si rinnova nei frammenti cinematografici del regista sudcoreano, che quest’anno potrebbe ambire a qualche premio importantem visto l’apprezzamento ottenuto anche dalla sua pellicola in concorso, Le jour d’après.

 


paese: Corea del Sud, Francia
anno: 2017
regia: Hong Sang-soo
sceneggiatura: Hong Sang-soo
attori: Isabelle Huppert, Kim Min-hee, Jeong Jin-yeong, Jang Mi-hee, Shahira Fahmy

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