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Okja (2017)

Sunday, 02 July 2017 23:46 Alvise Wollner Film - Corea del Sud
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Okja (2017)Al termine di una spinosa e controversa polemica che lo ha coinvolto durante tutta la settantesima edizione del Festival di Cannes, il nuovo film di Bong Joon-ho è stato presentato, nelle scorse ore, al vasto pubblico di Netflix.

Dopo aver suscitato reazioni contrastanti nella critica internazionale, Okja sembra continuare a dividere anche le opinioni degli spettatori che finora hanno avuto occasione di vederlo.  Al di là dei gusti e dei pareri soggettivi, si tratta di un film a cui va riconosciuto il merito di aver saputo creare un dibattito ampio e variegato intorno a sé grazie al gran numero di spunti tematici e narrativi presentati. Provando a sviluppare alcuni nodi chiave dei precedenti The Host (2006) e Snowpiercer (2013), Bong Joon-ho costruisce il suo sesto lungometraggio partendo da un incipit che richiama fortemente le atmosfere del cinema di Walt Disney e Il mio vicino Totoro di Miyazaki Hayao (1988). In una Corea del Sud montuosa e verdeggiante ai limiti del fiabesco, si muovono spensierati la giovanissima Mija e la scrofa Okja, creatura geneticamente modificata dalla Mirando Corporation che punta, tramite un ambizioso progetto decennale, a creare una nuova specie di super-maiali per ricavarne una carne prelibatissima. Lo scontro tra i due mondi sarà inevitabile quando la multinazionale americana cercherà di sottrarre Okja all’amore di Mija, dando inizio a una lunga serie di avvenimenti collegati alla nobile causa animalista. Alcuni critici l’hanno definito come una sorta di E.T. del ventunesimo secolo ma la verità è che Okja è un film che delude sotto molti punti di vista. Ciò che forse stupisce più di tutto, al termine della visione, è l’incredibile processo di occidentalizzazione a cui è stato sottoposto il cinema di Bong Joon-ho. Il suo sesto film continua ed estremizza la strada intrapresa con Snowpiercer, portando a compimento la trasformazione, in chiave hollywoodiana, di un cinema che di coreano mantiene ben poco. La simbolica lotta tra la piccola Mija e il colosso statunitense Mirando è per certi versi una metafora, nemmeno troppo simbolica, della filmografia di Bong Joon-ho in cui quei pochi sprazzi di cinema sudcoreano (quasi tutti mutuati dal precedente The Host) finiscono per perdersi sotto il peso di scelte stilistiche che un colosso come Netflix può aver avanzato, anche indirettamente, al suo artista. Okja diventa così interessante non tanto nel suo essere un interminabile polpettone animalista, quanto in questa secondaria interpretazione che vede la piattaforma di streaming statunitense imporsi nelle vesti di nuovo mecenate della settima arte, il cui obbiettivo principale sembra però essere la sola crescita del numero di abbonati mensili più che la difesa dei valori degli artisti che finanzia. È l’arte che si fa mercato sacrificando senza troppi scrupoli un modo unico di intendere il cinema in nome del progresso. Ci troviamo davanti a un nuovo e avveniristico modo di intendere la settima arte. Può piacere a molti, ma ciò non toglie che Okja, nonostante un budget da cinquanta milioni di dollari e un cast stellare (in cui l’unica a brillare è l’immensa e doppia Tilda Swinton), resti un esempio di cinema mediocre pensato per un supporto altrettanto modesto.

paese: Corea del Sud, Stati Uniti
anno: 2017
regia: Bong Joon-ho
sceneggiatura: Bong Joon-ho, Jon Ronson
attori: Ahn Seo-hyun, Byun Hee-bong, Tilda Swinton, Paul Dano, Lily Collins, Jake Gyllenhaal, Giancarlo Esposito, Devon Bostick


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