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301-302 (1995)

Friday, 14 January 2011 16:30 Valentina Verrocchio Film - Corea del Sud
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301_302_0In un condominio come tanti Yoon-hee ha l´appartamento 302, essenziale, arredato in legno, pieno di libri e quasi monacale. Come lavoro vorrebbe fare la scrittrice, ma per il momento tutto quello che gli editori le lasciano fare è riempire le riviste con rubrichette insignificanti. Nell´appartamento di fronte, il 301, si installa Song-hee, bella ma piuttosto sovrappeso, donna d´azione che con l´aiuto di un architetto trasforma lo spazio a sua disposizione in un immensa cucina d´acciaio, perché, rabbiosamente, ha la fissazione del cucinare. Le due vicine di casa entrano in contatto, Yoon-hee forzata da Song-hee che vuole rimpinzarla di cibi, regolarmente destinati al gabinetto o al cestino della carta straccia. Yoon-hee infatti non riesce a ingerire nessun tipo di alimento, così come Soong-hee non può smettere di mangiare. Le due donne tenteranno una via di comunicazione, tra dolore, amore, e crudeltà.

301 302 sembra in tutto e per tutto un film anni ottanta, per la colonna sonora, per il montaggio, per la storia narrata e per l'accostamento dei rossi, gialli e blu, e non ultimo per una certa spiccata somiglianza di interni e indagini psicologiche a certi film di Marco Ferreri (La carne soprattutto, ma anche Diario di un vizio e forse perfino I love you). Una pellicola che ha stilizzazioni da accettare, caratteri difficilmente credibili di un cortometraggio naive, e che però se la cava benissimo nel presentare specularmente e surrealmente due donne deviate dalla società dei maschi. Tutte e due dormono in un cunicolo in fondo ai rispettivi appartamenti, minuscolamente ritagliato nell'immensità della loro passione primaria, lo scrivere e il cucinare. Tutte e due hanno subìto un trauma, rievocato da portentosi flashback tra la preparazione e il rifiuto delle ricette di Soong-hee. Tutte e due hanno disgusto degli uomini, nel caso di Yoon-hee il patrigno (ed è il flashback migliore, che lascia anche intendere scopertamente la supremazia del personaggio anoressico su quello dell'inquilina bulimica, le cui vicende sono a volte per esigenze di simmetria e di copione diluite innecessariamente), e nel caso di Song-hee l´ex marito, uomo insipido, lavoratore monocorde, uno di quelli che si sposano per stare tranquilli, per sistemarsi, per avere un cortiletto da comandare e entro il quale essere serviti anonimamente. Altamente attraenti tutti i primissimi piani delle bocche che ingurgitano e masticano cibo; infantili invece certe trovate drammatiche, davvero, di nuovo, da cortometraggio, tipo il cactus cucinato e affettato con forchetta e coltello (povero!) o l'immensa libreria in legno di Yoon-hee che crolla per le sollecitazioni al di là del muro dovute a Soong-hee che costruisce la sua cucina metallica. Non male il personaggio del detective, demente ma tranquillo e ragionevole. Un buon film, originale anche se ingenuo, interessante sia per capire cosa fosse il cinema coreano nei primi anni novanta, prima della riverniciata degli ultimi e penultimi tempi, e anche per azzardare per l'ennesima volta l'ipotesi, che perfortuna o persfortuna il cinema coreano abbia in particolare considerazione quello italiano, oppure gli somigli e lo ricordi semplicemente per magia... (Febbraio 2004)

 


paese: Corea del Sud
anno: 1995
regia: Park Chul-soo
sceneggiatura: Lee Suh-goon
attori: Hwang Shin-hye (Yoon-hee, 302), Bang Eun-jin (Song-hee, 301), Kim Chu-ryun, Park Chul-ho, Choi Jae-young, Jang Young-ju, Park Young-rok

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