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Bloody Aria, A (2006)

Thursday, 20 January 2011 00:05 Stefano Locati Film - Corea del Sud
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bloody_aria_0Oh-geun, professore di canto, è in viaggio nella sua Mercedes fiammante insieme a In-jung, sua allieva prediletta. Sono di ritorno da un provino tenutosi fuori Seoul: la ragazza è comprensibilmente emozionata, l'uomo è solo ansioso di metterle le mani addosso in assenza della moglie. Un poliziotto motorizzato e sorridente interrompe l'idillio per appioppar loro una multa (in un impeto di ribellione giovanilista, il professore era passato con il rosso a un semaforo). Innervosito dall'insistenza del centauro, pronto a fargli una seconda contravvenzione, Oh-geun si addentra in una stradina sterrata lontana dall'arteria principale. Giunto nei pressi di un fiume che scorre placido sotto a un cavalcavia, il professore arresta l'auto e, dopo qualche preambolo musicale, si avventa sulla ragazza. In-jung riesce però a respingerlo, fuggendo nella boscaglia circostante. È in questa atmosfera già morbosa che fa il suo definitivo ingresso l'elemento perturbante: Oh-geun, solo nella sua macchina, e In-jung, appiedata e spaventata, vengono travolti dall'incontro con una fauna umana marginalizzata, apatica, anestetizzata da comportamenti istintuali ormai degenerati.

Un gruppo di giovani su scassati motorini assedia l'auto dell'uomo, mentre la ragazza, nella speranza di raggiungere una corriera che la riporti in città, chiede un passaggio alla persona sbagliata, Bong-yeon, uomo di mezza età all'apparenza mite, in realtà figura guida dei giovani assedianti. Il gruppo si riunisce così all'ombra del cavalcavia, scatenando una reazione a catena di violenza inaudita.
A Bloody Aria è una parabola destabilizzante sull'istinto di sopraffazione connaturato all'essere umano che sprofonda con coerenza in un abisso marcescente di sofferenza. In contrapposizione a molto cinema coreano, spesso iperprodotto e laccato, persino quando vuole scuotere (non è un'offesa, solo una constatazione - si veda ad esempio Lady Vendetta), Won Shin-yeon ha il coraggio di assemblare un film fiero e sporco. I personaggi che lo popolano sono marci fuori, nell'aspetto (alcuni), e dentro, nell'animo (quasi tutti). La dicotomia tra civilizzati abitanti della città, con i loro vestiti raffinati e la credenza in una ragione fatta di soldi e apparenze, e gli imbarbariti abitanti delle campagne, stritolati dai gangli del progresso, è solo un punto di partenza che presto sbiadisce: rimane una brutalità endemica e primordiale, minimo comune denominatore ontologico dell'uomo, qualsiasi sia la sua provenienza economico-sociale. In effetti l'aspetto interessante del film non è lo scontro tra due mentalità opposte - cittadini-eroici versus campagnoli-freak - per quanto lo scompenso nel progresso delle zone rurali sia un problema sentito in Corea, tanto da riemergere anche in forme insospettabili come The Way Home, di Lee Jeong-hyang, o Memories of Murder, di Bong Joon-ho. Fondamentale diventa piuttosto l'acume con cui vengono lentamente svelate le diverse personalità e i retroscena di una faida fratricida, in cui prima a cadere è proprio l'innocenza. I legami che emergono tra i personaggi impongono un continuo slittamento della percezione che si ha dei loro valori e dei motivi per cui agiscono. Partendo da una struttura consolidata - Un tranquillo week-end di paura di John Boorman, Non aprite quella porta di Tobe Hooper, Le colline hanno gli occhi di Wes Craven, fino a The Beast di Dennis Yu e I guerrieri della palude silenziosa di Walter Hill - Won Shin-yeon evita il manicheismo e presenta una zona grigia in cui ogni giudizio morale viene offuscato dalla rabbia, in una regressione a quella figura primordiale che è l'uomo libero dalle pastoie sociali. Un deciso passo avanti rispetto all'horror d'esordio, The Wig (2005): già in quel caso si intravedeva un percorso che voleva superare i paletti del new horror, con la contaminazione della matrice Ring con una riflessione sulla solitudine, i desideri negati, il senso della fine. Se però The Wig restava incerto, ancora stentato, A Bloody Aria si dimostra film maturo, sfaccettato, infine subdolo nelle sue continue insinuazioni tese a minare le certezze.

 


paese: Corea del Sud
anno: 2006
regia: Won Shin-yeon
sceneggiatura: Won Shin-yeon
attori: Oh Dal-soo (Oh-geun), Cha Ye-ryun (In-jung), Lee Moon-shik (Bong-yeon), Han Suk-kyu (Moon-jae), Kim Si-hoo (Hyun-jae), Lee Byung-joon (Young-sun), Jung Kyung-ho (Hong-bae), Shin Hyun-tak (Won-ryong)

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