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Can't Live without Robbery (2002)

Thursday, 20 January 2011 00:28 Valentina Verrocchio Film - Corea del Sud
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cant_live_without_robbery_0Kang-jo è un inventore di giochi per computer alquanto ricco e belloccio, con l'hobby dichiarato per la cucina e quello celato per il furto. Di notte infatti s'infila la tutina aderente e va nelle case degli altri a rubacchiare con ironia dettagli insignificanti della vita borghese. E Sang-tae è appunto un ricco borghese, un semplice impiegato che però ha sposato una figlia di papà, sexy, altezzosa, schizzinosa e rigidina. I coniugi hanno due figli in tutto e per tutto somiglianti alla mammina, sia nei modi con cui trattano il padre da schiavo di casa, sia nel beneficiare di una malattia materna ereditaria: l'impossibilità di sentire il gusto dei cibi, menomazione che li risparmia dal soffrire per gli esperimenti culinari della madre, mentre l'incompreso di casa, il padre/marito frustrato e sottomesso abbozza, con amore e pazienza. Il giorno in cui Kang-jo s'introduce in casa della famigliola e ruba il telecomando, un po' di spiccioli, e del sushi alle orecchie di porco, comincia la caccia al ladro di Sang-tae, che ben presto si trasforma in una rincorsa al recupero della dignità personale di capofamiglia.

Mentre da un lato Can´t Live without Robbery sembra solo una commediola a medio budget girata bene e truccata con dignitosi effetti speciali digitali, dall'altro si tratta anche di una pellicola dall'ironia tagliente, contro ogni forma di borghesia, inclusa l'idea di famiglia moderna, con le sue arie di sufficienza e di superiorità. Sang-tae infatti è un povero padre (non necessariamente solo coreano) imbolsito dalla routine, che lavora dalla mattina alla sera, e quando finalmente è a casa ha i movimenti limitati dagli ordini della moglie, sviliti dai commentini acidi della figlia adolescente e sorvegliati dalle accuse snob del secondogenito saputello. E allora il ladro, che ci viene presentato ricco d'attrattive, ma non di dettagli nella personalità, non è che quel diversivo qualunque, quell'inconveniente da combattere e possibilmente vincere, che prima o poi capita nella vita di ogni famiglia, e che riassesta i ruoli bilanciandoli e armonizzandoli, quando tutto sembra andare alla deriva sotto una superficie di perfezione e felicità patinata. A chi non è capitato di rotolarsi nella pluripartita monotonia familiare, in cui si vive tutti insieme e si cova insoddisfazione tutti possibilmente contro tutti, con noia e sarcasmo, fin quando per esempio non si allaga l'appartamento, o non entra in casa un clan di gechi, o non va a fuoco la lavatrice, e allora bisogna rispolverare meccanismi come le gerarchie, la collaborazione, e valori come la fiducia, la stima, il rispetto?! Il ladro dunque non è null'altro se non un collaboratore domestico, un accidente che arriva al momento giusto e aiuta un padre, altrimenti sconfitto senza possibilità di riscatto, a riconquistare la propria famiglia. Ecco forse perché mentre all'inizio la regia di Im Kyung-soo fa la gnorri, e sembra quasi suggerire subdolamente che tra il baldanzoso ladruncolo (tra l'altro al suo debutto sul grande schermo, ma già idolo di sceneggiati tv) potrebbe avvinghiarsi al fascino della sadica signorotta di casa (o viceversa), complice il frigo dall'intelligenza artificiale e dalle velleità da telefono cellulare (dato che è in grado di mandare sms...), poi invece le cose prendono tutta un'altra piega, i personaggi si saldano e incominciano a compattarsi tutti intorno alla figura grigiocomica e fantozziana di Park Sang-myun, senza il quale del resto questo film non avrebbe ragione di esistere, e che approda a questo ruolo dopo il collaudo, coniugalmente parlando, dietro le gonne dell'altra moglie, in My Wife is a Gangster.
Can´t Live without Robbery al di là del messaggio ironico, sa anche essere demente a sufficienza, sfruttando le note possibilità, infinite e tutte da giocare come assi, dell'assetto da guerra di una casa minacciata dall'esterno e difesa dall'interno, con un serraglio di armi fantasiose (i fucili sparapalline costruiti dal figlioletto...) e trappole ingegnose, ma con l'intelligenza del non cadere mai nell'illogicità compiaciuta o nel distacco totale dalla realtà possibile (i trucchi che Sang-tae impara a scuola d'arti marziali per esempio, sono molto reali, di conseguenza molto comici, di conseguenza molto efficaci...). Insomma Steal It if You Can / Thief Maker (altri due dei titoli con cui questo film gira) dà soddisfazione e fa riflettere, diverte e ci restituisce una fotografia precisa e dettagliata di quello che tutti siamo o siamo stati nelle nostre famiglie, nel mondo di oggi.

 


paese: Corea del Sud
anno: 2002
regia: Im Kyung-soo
sceneggiatura: Kim Jin, Im Kyung-su, Yoon Jae-gyun, Jung Hyung-su
attori: Park Sang-myun (Sang-tae), So Ji-seop (Kang-jo), Song Seon-mi (moglie di Sang-tae)

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