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Cinderella (2006)

Thursday, 20 January 2011 11:56 Stefano Locati Film - Corea del Sud
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cinderella_0Hyun-soo è un'adolescente come tante: pensa alla linea più che allo studio, frequenta svogliatamente una classe estiva d'arte, ma non sempre riesce a divertirsi con le amiche, tendenzialmente troppo espansive per il suo carattere introverso. Eppure Hyun-soo è molto popolare tra le coetanee, perché sua madre, Yoon-hee, gestisce un centro di chirurgia estetica presso il quale, prima o poi, sono passate tutte - e con gran soddisfazione. Quando però le ragazze ritoccate iniziano a essere perseguitate da incubi e presenze fantasmatiche, per Hyun-soo giunge il momento di scavare nelle zone oscure del proprio passato. Perché in casa non sono conservate foto di quando era piccola? Cosa nasconde l'ossessione di sua madre per la bellezza?

Cinderella è uscito nei cinema coreani pochi giorni prima di Time. Fatto significativo, considerato come il tema trattato dai due film - la chirurgia plastica - sia lo stesso. Al di là di possibili intenti di sfruttamento pubblicitario reciproco, la concomitanza d'ispirazione non è comunque casuale, in un paese in cui il ricorso a ritocchi estetici ha subito negli ultimi anni una impennata vertiginosa, alla rincorsa di canoni di bellezza sempre più precisi e artificiali. Ma se il film di Kim Ki-duk è una riflessione spietata sullo scorrere del tempo, l'inaridirsi del desiderio e l'influenza delle percezioni del proprio corpo sulla psiche, Bong Man-dae sembra sfruttare l'argomento solo tangenzialmente, come pretesto per un horror psicologico di routine. Lo spunto piuttosto evidente viene da Occhi senza volto (Les yeux sans visage, 1960), di Georges Franju, riletto però alla luce del traballante rapporto madre-figlia della recente ondata asiatica: dal seminale Dark Water (Nakata Hideo, 2002) ai meno significativi Red Shoes (Lee Woo-yeol, 2005) e Cello (Kim Yong-kyun, 2005). Premesse interessanti sfruttate solo in parte. Bong Man-dae, che viene dalla galassia dei film erotici, alla sua seconda incursione nel mainstream dopo la piccante variazione sessual-esistenziale di Sweet Sex and Love, ha qualche intuizione stuzzicante e buon polso in sede di regia. Non banale ad esempio la scelta di presentare un mondo interamente femminile, conchiuso nella ricerca di una perfezione fisica che non ha sbocchi (l'unico personaggio di sesso maschile interferisce sullo schermo solo per pochi minuti). C'è poi una cura particolare per la narrazione, con frequente uso di ellissi e persino qualche vezzo autoriale (stacchi in nero, carrellate laterali insistite). A inaridire l'effetto è però una gestione sconsiderata dei meccanismi della suspense, che procede per moltiplicazione invece che per accumulo della tensione: urla e balzi sulla sedia sono riproposti a intervalli regolari, con cadenza metronimica, quasi un equivalente dell'eiaculazione nei film pornografici. A questo si aggiunge l'uso smodato di colpi di scena, esageratamente ricercati nel finale. Quella che poteva ambire a essere un'indagine profonda e affascinante (per quanto saldamente interna al cinema di genere) sul senso di colpa, la necessità della bellezza e le ossessioni che nasconde il passato, rimane così un semplice film horror, non deludente, ma dall'interesse sicuramente limitato.

 


paese: Corea del Sud
anno: 2006
regia: Bong Man-dae
sceneggiatura: Son Kwang-soo
attori: Do Ji-won (Yoon-hee), Shin Se-kyung (Hyun-soo), Ahn Kyu-ryun (Sung-eun), Yoo Da-in (Soo-kyung)

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