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Dasepo Naughty Girl (2006)

Thursday, 20 January 2011 12:13 Stefano Locati Film - Corea del Sud
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dasepo_0In patria Dasepo Naughty Girls è stato pubblicizzato come l’ennesima teen-sexy comedy - alla stregua di Sex is Zero o Wet Dreams, decretandone un immeritato insuccesso commerciale. Ma è solo questione di tempo e Dasepo sonyo (“Ragazza multicellulare”), come recita il titolo originale, ispirato a uno sboccatissimo fumetto online, potrebbe diventare un fenomeno di culto - nonostante in molti vi abbiano visto solo una commediola pop adolescenziale sboccata e inconcludente. Il serissimo E J-yong, fautore di un cinema dei sentimenti contemplativo e altero, sembra in effetti fare una giravolta completa rispetto al passato.

An Affair (1998) era un teso ritratto del tradimento come stato mentale, Asako in Ruby Shoes (2000) un saggio sulla incomunicabilità affettiva, Untold Scandal (2003) una sottile rilettura de Le relazioni pericolose ambientata nel passato coreano. Il nuovo film è al contrario un affresco ultrapop e disgregato che si qualifica fin dalle prime scene con una mitragliata imprevedibile di scorrettezze politiche, degenerazioni scatologiche, invenzioni visive, lampi di follia pura. Ma sotto la patina kitsch postmoderna d’ordinanza, Dasepo Naughty Girls è l’analisi impietosa e pungente dell’asfissiante e ipocrita istituzione scolastica coreana e, per estensione, dell’intera società. Senza peli sulla lingua, non risparmiando colpi bassi, affrontando di petto temi anche scomodi, E J-yong riveste una stralunata commedia corale di toni molto più stratificati e sofisticati di quanto un'osservazione superficiale possa rivelare: povertà, discriminazioni razziali e sessuali, suicidi, bullismo, relazioni illecite insegnante-alunno, prostituzione delle liceali – tutto è gettato nel calderone con toni sarcastici, ma insieme distaccati e surreali, fino all’emergere di un disegno coerente e peculiare, conturbante nel suo (apparente) disimpegno. Un procedimento per accumulo forzato che - nonostante la prolissità congenita - conquista nella sua schiettezza iperbolica.
Teatro delle vicende è la Museulmo High School (“Liceo Inutile”), una scuola religiosa tra le più rinomate. Le classi sono suddivise secondo il culto di appartenenza - buddisti, induisti, musulmani, cristiani. Le storie si diramano a partire dagli studenti della sezione più subalterna e bistrattata, non a caso quella degli atei. Una ragazza povera (ha avvinghiato sulla schiena un peluche dal nome Poverty) è costretta a cedere alle avances di un boss danaroso per ripagare dei debiti; l’uomo è in realtà un crossdresser che si veste alla marinaretta, il suo unico sogno completare un album di fotografie scattate al cellulare insieme alle “amichette”, con cui si intrattiene in lunghe chiacchierate. Anthony è il figlio adottivo di diplomatici svizzeri che dalla vita ha tutto: vestiti costosi, auto di lusso, una casa da sogno e miriadi di donne. Si innamora però a prima vista della sorella di Cyclops, il reietto della classe, picchiato da tutti per la sua menomazione fisica (ha un occhio solo, coperto da vistoso monocolo). Agli occhi di Anthony invece Double Eye è perfetta, salvo quando scopre la sua natura transessuale (fa la pipì nel bagno dei maschi). Ma l’amore può vincere tutto - oppure no? Ai due protagonisti principali si aggiungono figure di contorno e plot supplementari: il risultato è un caleidoscopio forsennato, abbacinante, che fonde senza soluzione di continuità numeri musicali a divagazioni sociali. Da una setta che rapisce liceali perché ballino fino a far eccitare un pubblico adulto mascherato (derisione della venerazione per i bei volti adolescenziali) fino alla scandalosa masturbazione collettiva per sconfiggere la saccenza del drago-preside (incursione nel fiabesco più depravato). Tra colori saturi e scenografie lisergiche, un inno smagliante all’espressione individuale, alla liberazione sessuale, all’amore libero da costrizioni di genere e di appartenenza. E alla necessità di crescere per gradi senza indottrinamenti e moralismi di sorta (si veda il professore patriottico, sbeffeggiato grazie a un provvidenziale collegamento internet). Un film fragile, a rischio di ripetizione eppure necessario nella sua controllata anarchia. Poi certo E J-yong è troppo autoconsapevole per cedere alla corrente e rompere davvero gli argini: ma almeno è un inizio.

 


paese: Corea del Sud
anno: 2006
regia: E J-yong
sceneggiatura: Choi Jin-sung
attori: Kim Ok-bin (Poor Girl), Park Jin-woo (Anthony), Lee Kyun, Kim Byul, Lee Yong-joo, Nam Ho-jung, Lee Min-hyuk

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