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Double Agent / Comrade (2003)

Thursday, 20 January 2011 12:22 Stefano Locati Film - Corea del Sud
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double_agent_0Nel giugno 1980 un coreano del nord attraversa il checkpoint Charlie, da Berlino Est all'occidente, e si consegna nelle mani dei servizi segreti della Corea del Sud. Dichiara di essere sfuggito all'opprimente dittatura del nord e di voler rimanere al sud, ma gli agenti non possono certo fidarsi e - trasportatolo a Namsan - lo torturano senza pietà per estorcergli le reali intenzioni della sua defezione. Lim Byung-ho resiste, nonostante tutto, e dopo due anni in cui è messo ad addestrare reparti d'élite dell'esercito, considerate le sue conoscenze militari del nord, passa ufficialmente al controspionaggio. Qui la sua vera missione ha inizio: Lim è infatti una spia del nord infiltrata, e una volta incontrato il contatto locale, Yoon Soo-mi, una speaker radiofonica, può intessere la rete di menzogne atta a carpire quante più informazioni confidenziali possibile.

L'esordio di Kim Hyeon-jeon è nel segno di un cristallino equilibrio formale: tutto - dalla messa in scena minuziosa alla colonna sonora sontuosa, dalla fotografia calibrata, carica di colori pieni e contrastati, all'alchimia delle interpretazioni - contribuisce a donare alla pellicola un'aria di ambigua neutralità di campo che amplifica lo straniamento prospettico. Di fronte ai pericolosi (o sconsiderati) giochi spionistici che separano le due nazioni gemelle non ci sono buoni né cattivi, bianco o nero, solo gradazioni sfumate e irriconoscibili, segno di un'identica umanità polarizzata da ideali calati dall'alto. "Perché sei venuto qui?" continua a domandare il torturatore. "Per la libertà" biascica Lim, con il sangue che gli cola dalle labbra. Al che l'agente si mette a ridere: "Sei stato una spia del nord, e non sai che la libertà non esiste neanche qui?". Risata ben amara. La forza di Double Agent (conosciuto anche come Comrade) risiede proprio in questa sospensione di giudizio che non fornisce risposte definitive: non significa presentare il lato a facili scappatoie buoniste - in un periodo in cui molto si sta facendo per ricucire la ferita insanabile che squarcia la penisola all'altezza del 38° parallelo - solo riconoscere il lato umano di una guerra di posizione che logora senza prospettiva gli animi di un popolo. Lontano tanto dal manicheismo di fondo di Shiri che dall'indole conciliatoria di Joint Security Area, Double Agent si limita a cercare un'alternativa all'appiattimento sulla logica dello scontro. Tanto che Lim Byung-ho e Yoon Soo-mi non tentano la fuga per sfuggire al dovere, alle loro responsabilità, alla morte, quanto per ritrovare un nuovo senso di comunità - di umanità, in definitiva. E l'esito - lontano dalla protezione rassicurante data dall'appartenenza - non può che essere tragico.
Aprendo una parentesi più leziosa, Double Agent si trasforma infine in pellicola dei ritorni. Han Suk-kyu, volto noto dei successi di Kang Je-gyu (The Gingko Bed e il già citato Shiri) come dei delicati The Contact e Christmas in August, non si vedeva sugli schermi dai tempi di Tell Me Something (1999). Un ritorno intenso - tra il populismo simulato di una bandiera del sud sventolata di fronte alla folla e la freddezza macchinica di un assassinio a mani nude. Ko So-young, esordiente nel 1994 con The Fox with Nine Tails, si era vista l'ultima volta in A Day (2001), grazie al quale aveva vinto un Grand Bell Award come miglior attrice. Qui è forse più spaesata, ma comunque magnetica nell'ovattata sospensione tra due mondi egualmente spietati.

 


paese: Corea del Sud
anno: 2003
regia: Kim Hyeon-jeong
sceneggiatura: Shim Hye-won, Baek Seung-jae, Kim Jeong-haeng, Kim Hyeon-jeong
attori: Han Suk-kyu (Lim Byung-ho), Ko So-young (Yoon Soo-mi), Cheon Ho-jin, Song Jae-ho

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