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Evil Stairs, The (1964)

Thursday, 20 January 2011 12:30 Valentina Verrocchio Film - Corea del Sud
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evil_stairs_0Una clinica tutt'altro che in buone condizioni; un medico ambizioso che sposa la figlia del direttore, e si va ad impelagare in una relazione pre-matrimoniale con una delle infermiere, che poi naturalmente essendo incinta va fatta quanto meno abortire in modo più o meno "casual-criminale", ed eventualmente va fatta anche sparire con metodi nebulosamente macchinosi. La storia si esaurirebbe qui, se non fosse che il dottore dal sangue poco freddo ha l'impressione di vedere l'ex-amante dappertutto, e forse non ha tutti i torti...

Quando la Golden Age del cinema coreano si manifesta in pochi, non sempre esemplari rimasugli scampati all'irreperibilità imposta da blocchi burocratici, da questioni irrisolte di diritti d'autore e dall'incostanza nella conservazione delle pellicole. Duole ammetterlo e non lo si fa certo a cuor leggero, ma The Evil Stairs è un pastrocchio di buone intenzioni e dilettantismo pressapochistico. Prima di tutto la trama, colma di momenti oscuri e davvero poco credibili (una confusa compravendita-scambio sottobanco di cadaveri, proprio a metà film, non fa che scollegare definitivamente l'attenzione dello spettatore, che incomincia a spazientirsi e a lasciarsi sfuggire qualche irrispettoso risolino; un medaglione rinvenuto tra reggipetti e cianfrusaglie nel prosciugamento colposo di un torrentucolo, e che dovrebbe valere come (debolissima) prova inconfutabile della colpevolezza del dottore aspirante assassino); e poi la messa in scena, sfilacciata e b-seriale, un tantinello troppo, viste le (apparenti) ambizioni della pellicola.
The Evil Stairs si lascia comunque guardare, non solo a ricasco della spinta a curiosare tra i luoghi comuni del decoro d'interni dell'epoca (in tutte le case, in tutte, davvero nessuna esclusa, campeggiano delle bamboline sotto vetro in abiti optical-ye-ye), ma anche grazie a un umorismo consapevole che salva tutta la fragile e disastrata baracca dell'impianto di questa pellicola, soprattutto nel finale, quando un rilassato carpentiere fa il suo ingresso contemporaneamente ai titoli di coda. E a proposito di carpentieri, le scale: ci dev'essere qualcosa che oggi ci sfugge, qualcosa di perso nel tempo e di diabolico, nella concezione coreana delle scale, altrimenti non si spiega il continuo ricorrervi, in più di una pellicola, a scopi criminal-suicidi-omicidi, che si tratti di scale interne e borghesi (nella maggior parte dei casi) o di ripidissime scalinate che scendono sul nulla e partono da luoghi ingiustificati (porte ospedaliere sospese nel vuoto). Incerto tra il thriller e il (quasi) horror, The Evil Stairs arranca, infischiandosene della nomea di bravo regista di genere e di guerra di Lee Man-hee, morto prematuramente nel 1974 a soli quarantacinque anni (e con quarantanove film all'attivo!). Che per il troppo giocare con le scale si sia trattato di un imprevedibile scivolone?

 


paese: Corea del Sud
anno: 1964
regia: Lee Man-hee
sceneggiatura: Lee Jong-taek
attori: Kim Jin-gyu (dr. Hyun), Moon Jeong-sook (Nam Jin-sook), Bang Seong-ja (Jeong-ja)

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