Ghost (2004)

ghost_kr_0L'ingenua Ji-won, studentessa fortemente appassionata di nuoto, ha rimosso un passato difficile. Un omicidio e un funerale lo riportano a galla; ma è tutto il circondario di stranezze che si crea all'improvviso intorno alla quiete forzata cui la ragazza era abituata che proprio non quadra. Il che comprende: una serie di ex amiche che ora non vogliono più saperne di lei, una mamma possessiva che piange all'idea che la figlia parta per gli Stati Uniti, un dolce corteggiatore conosciuto chissà quando. Peccato che questo limbo di amnesie e insicurezze non sia un semplice stato di confusione momentaneo: c'è di mezzo una tremenda vendetta che un feroce fantasma sanguinario non vede l'ora di portare a compimento.

Ghost (titolo alternativo: Dead Friend) rappresenta un'inversione di tendenza nell'horror sudcoreano: si ispira sì al solito Ring (e al seguito: l'uccisione nell'ospedale psichiatrico), ma ne rivitalizza la formula con innesti di fantasy mélo giovanile sulla falsariga di Memento Mori e Wishing Stairs. Il contrasto che ne deriva non è insanabile se attutito da una presenza anticonformista come il volto sereno di Kim Ha-neul, principessa della commedia romantica, buffa icona di tutt'altro genere. Come in A Nightmare c'è un gruppo di collegiali perseguitati da un temibile spettro vendicativo, condito in più con una serie contorta di scambi di personalità e di omicidi fantasiosi (anche troppo, finisce per essere un contro).
E' interessante il discorso sull'acqua (che ricorda, ovviamente, l'altro capolavoro di Nakata Hideo, Dark Water), che porta a un paio di colpi di scena finali non trascendentali, ma è soprattutto la delineazione di una fitta trama di rapporti familiari / d'amicizia complessi che lascia il segno. La tensione è data quindi da un contrasto tra quiete domestico-scolastica e realtà velenosa dietro una maschera di finto perbenismo di facciata (le amiche cattive che illudono, accolgono e isolano, possono tradire e abbandondare qualsiasi elemento interno del gruppo). Anche a tratti se prevale la routine la regia di Kim Tae-kyung è sufficientemente disinvolta per nascondere, complice una fotografia brillante, tutti i suoi limiti e trasformarli in pregi.

 


paese: Corea del Sud
anno: 2004
regia: Kim Tae-kyung
sceneggiatura: Kim Tae-kyung
attori: Kim Ha-neul (Ji-won), Ryu Jin (Joon-ho), Nam Sang-mi (Soo-in), Shin Yi, Jeon Hee-joo, Jeon Hye-bin