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Harmonium in My Memory, The (1999)

Friday, 21 January 2011 04:13 Stefano Locati Film - Corea del Sud
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harmonium_in_my_memory_0Nel 1962 un giovane professore di Seoul, Kang Soo-ha, giunge nella provincia di Kangwon, dove l'attende il primo difficile incarico: sarà uno dei maestri della scuola mista di paese, tra bambini poveri, risse, visite dei genitori a interrompere la lezione e le difficoltà a relazionarsi con una mentalità a lui distante - una mentalità fatta di piccoli espedienti, dispetti e un'innocenza rincuorante. Nonostante non sempre venga ascoltato, Soo-ha riuscirà a trovare un flebile canale di comunicazione, contagiando alcuni degli studenti più curiosi. Specialmente Hong-yeon, una delle ragazze più grandi, spesso costretta a girare con il fratellino a tracolla per aiutare la madre; scrivendo sul suo diario giornaliero (un compito assegnato da Soo-ha), Hong-yeon coglierà l'occasione per cofessare i suoi sentimenti, i suoi timori, i suoi dubbi - buffi e dolci insieme. Quando da Seoul arriva una nuova supplente, Eun-hi, Soo-ha ne pare attratto: Hong-yeon farà di tutto per metterla in cattiva luce, con una caparbietà tutta adolescenziale.

Lee Young-jae, al suo esordio, segue compartecipe e leggero una storia d'amore ancora fuori fuoco, fatta di palpitazioni confuse prima che di desideri definiti. E ancora una volta ad affermarsi non è il paradigma di un amore assoluto e trascendente - come troppo spesso, illusoriamente, siamo abituati a vedere sugli schermi occidentali - quanto un sentimento dai confini fragili, un moto in divenire verso l'altro colmo di speranza e abbandono; un moto cangiante, per cui non è tanto importante raggiungere l'appagamento finale, quanto perdersi nel calore momentaneo del sentimento. Non che tale leggerezza sia padroneggiata completamente: permangono alcune ingenuità di fondo, specialmente nei comprimari - spesso semplici stereotipi - o nel ritrattismo bucolico impiegato per l'ambientazione contadina. Cionondimeno la visuale distante, che lascia in disparte i personaggi minori, mette in risalto i tre protagonisti, figure sfaccettate, complesse - tra la timidezza e l'indecisione - in un gioco empatico con lo spettatore che ammalia, senza retorica di sorta. Jeon Do-yeon conferma le cangianti iridescenze della sua volontà attoriale (basterebbe seguirne le nemesi dall'esordio con The Contact e A Promise sino ai capovolgimenti di Happy End): la sua Hong-yeon è a tratti goffa, indispettita, profonda - presenza mai accessoria sullo schermo. Lee Byung-heon, che più successo avrebbe sicuramente riscosso l'anno seguente con Joint Security Area, è dal canto suo sistematicamente preda di una spaesata compostezza che ne ricolora sguardi e sorrisi.
Un film fragile, sommesso, eppure immensamente toccante, specialmente sulla lunga distanza: non è un caso, tra le altre cose, sia stato proiettato alla quarta edizione di Schermi d'Amore, la rassegna veronese dedicata ai sentimenti, vincendo il premio come miglior film (nello stesso anno An Affair si aggiudicava il premio della critica e quello per il miglior contributo artistico).

 


paese: Corea del Sud
anno: 1999
regia: Lee Young-jae
sceneggiatura: Lee Young-jae
attori: Jeon Do-yeon (Hong-yeon), Lee Byung-heon (Kang Soo-ha), Lee Mi-yeon (Yang Eun-hi), Choi Ju-bong, Lee In-chul, Jeon Mu-song

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