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Holiday (2006)

Friday, 21 January 2011 04:17 Stefano Locati Film - Corea del Sud
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holiday_0Holiday rientra nel filone di film ispirati a fatti reali scomodi, riletti da una prospettiva a metà tra noir, thriller e dramma psico-sociale. Come Silmido o Taegukgi, è un tentativo dell'industria cinematografica coreana di riflettere sul proprio passato senza rinunciare alla spettacolarità da cassetta. Posto che in Corea è ancora oggi difficile parlare liberamente di argomenti politici senza sollevare polemiche e sospetti, la lente deformante del cinema di genere potrebbe essere un aiuto per tornare a indagare il passato criticamente. In questo caso gli eventi alla base della storia si svolgono nell'ottobre del 1988, a Olimpiadi appena concluse.

L'evasione di dodici carcerati tenne con il fiato sospeso Seoul. Sei fuggitivi vennero subito catturati, gli altri restarono latitanti per nove giorni. Furono ritrovati asserragliati in una casa insieme a degli ostaggi. Nacque una trattativa, seguita in diretta da molte televisioni. Ji Kang-hun, considerato il 'leader' del gruppo, pur ammettendo le sue colpe, si rivolse alle telecamere denunciando la giustizia coreana, constatando come "i ricchi sono sempre innocenti, mentre i poveri sono sempre colpevoli". Una chiara accusa contro la Legge sulla criminalità allora vigente (definitivamente abrogata solo nel corso del 2005, quasi vent'anni dopo), per cui un qualsiasi crimine comune, se reiterato, portava a pene severissime. Le prigioni erano piene di povera gente che, anche solo per aver rubato cifre minime, per questione di sopravvivenza, si trovava a trascorrere tutta la vita in carcere.
Yang Yoon-ho, dopo il buon successo di Fighter in the Wind e dell'incendiario Libera Me, riscrive l'episodio, esasperandolo e caricandolo di tensioni da fumetto. Aggiunge personaggi di finzione e, per evitare problemi, ritocca i nomi (Ji Kang-hun diventa Ji Kang-hyuk) - pratica già attuata ad esempio nel potenzialmente esplosivo The President's Last Bang, di Im Sang-soo (2005). Motore della tragedia diventa l'attrito tra Kang-hyuk e un poliziotto sadico, Kim An-suk, che prima rastrella le baraccopoli alla periferia di Seoul, uccidendo a sangue freddo un amico di Kang-hyuk, poi, diventato direttore del carcere nel quale finisce il poveraccio, non gli concede requie, minacciandolo di continuo. Gioco forza Kang-hyuk progetta una vendicativa evasione...
Progetto ambizioso, Holiday tenta di mantenere in equilibrio l'aspetto politico e l'intrattenimento puro, inserendosi nel trend di film violenti che esasperano le zone d'ombra tra legge e criminalità (si vedano Mr. Socrates o Running Wild). Le ambizioni sono però difficili da gestire, specialmente quando ci si muove su un terreno tanto delicato, che tocca nervi ancora scoperti. Se l'impianto è infatti solido, e il contesto storico di crescita liberista selvaggia credibile, meno comprensibile risulta la scelta di polarizzare la narrazione tra un Kang-hyuk ingenuo, cuore puro costretto a scelte difficili dagli eventi, e un An-suk evidentemente macchiettistico, esagerato nei suoi tratti sardonici e strafottenti, da villain manicheo. La scelta priva di realismo la struttura, annacquando il messaggio, trasformato in mero pretesto acchiappa-consensi, come dimostra anche il finale ultraretorico e strappalacrime, di cui non si sentiva la mancanza. Un esperimento ancora incerto nel collegare cinema popolare e analisi del quotidiano, che rimane ambiguo, fuori fuoco, ma - nel contesto coreano - in qualche modo coraggioso.

 


paese: Corea del Sud
anno: 2006
regia: Yang Yoon-ho
sceneggiatura: Kim Hui-jae
attori: Lee Sung-jae (Ji Kang-hyuk), Choi Min-soo (Kim An-suk), Jang Se-jin, Lee Eol, Jo An, Yeo Hyun-soo, Kim Dong-hyun, Moon Young-dong

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