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Housemaid, The (1960)

Friday, 21 January 2011 04:26 Valentina Verrocchio Film - Corea del Sud
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housemaid_1960_0Corea laboriosa: in una fabbrica c'è tempo per organizzarsi e prendere lezioni di musica. L'insegnante è un uomo affascinante, corteggiato da molte allieve operaie, al punto da far sorgere continui scandali, sebbene lui si mostri integro e intaccabile. L'uomo ha naturalmente una casa e una famiglia decorose, e la moglie, con già due figli a carico e un nuovo in arrivo, ci tiene a contribuire all'arrotondamento del patrimonio familiare con lavori di cucito che però la spossano, fino a portare il marito a decidersi per una cameriera, consigliatagli dalla migliore amica di una delle sue sfortunate e passionali allieve-fan. La cameriera è di certo energica, ma anche sinistra. Non solo ammazza i topi con risoluta freddezza, ma mirando anche lei, come tutti, a elevare il suo status, ha la bella pretesa di sedurre il padrone di casa; e questa volta "il signore" non sarà così inavvicinabile. Come un domino inarrestabile allora, tutto l'equilibrio della famiglia incomincia a crollare, solo la cameriera rimane lucida e gelidamente solida nei suoi propositi folli...

The Housemaid per certi versi è davvero sconcertante. È un film datato, a tratti anche ingenuo, ma allo stesso tempo sprizza modernità se non da tutti, quanto meno da vari pori. L'impianto narrativo funziona straordinariamente bene, nascondendo suspence dietro gli stipiti delle porte e nei riflessi delle vetrate delle finestre. Come nei migliori thriller, la casa è protagonista passiva delle ossessioni malate degli umani che la abitano, costretta a scardinarsi man mano che le certezze borghesi decadono bucate e sconfitte dall'inversione speculare delle regole che suggellano tali certezze. Viene quasi naturale un link ideale col cinema francese di Claude Chabrol, che di perversioni borghesi è un esperto, per esempio in Il buio nella mente, con Sandrine Bonnaire riedizione altrettanto perfida e morbosamente ingenua della bravissima e spettrale Lee Eun-shim, cameriera dagli istinti tanto primordiali quanto maligni, viziati in negativo dal lato della barricata nella quale si trova schierata dalla società.
Pare che The Housemaid sia tratto da un fatto di cronaca, ma questo è un dato davvero inessenziale, perché di cameriere che distruggono le famiglie e di famiglie che si lasciano distruggere dalle cameriere ce ne sono sempre state e sempre ce ne saranno. Quello che invece è da sottolineare è che questa pellicola è un ottimo compendio di tutte le fobie dei coreani del dopo guerra (e non ancora oggi del tutto sopite); la sfilata fobica vede al primo posto (di nuovo) l'inscatolamento borghese e impiegatizio, da subire, seppur consapevolmente con disgusto (ed è un merito). Al secondo l'adulterio e le sue conseguenze, ignare dei più salutari e meditativi-autovigili metodi anticoncezionali. Poi seguono un miscuglio di sotto-paure, da quella per l'incombere del disonore a quella (completamente strana e inspiegabile) per le scale, i gradini, i corrimano e le scalinate (e varrebbe la pena di approfondire il cinema coreano degli anni sessanta già solo per questo!)... fino ad arrivare a qualcosa che non è propriamente una paura, quanto piuttosto un fascino patologico, per i veleni, preferibilmente in boccetta e rigorosamente solubili...
E arriva il momento, dopo le considerazioni che si possono desumere direttamente dalla pellicola, di spendere anche due parole sul fatto che la critica coreana ci tiene a ricordare che spesso nei film degli anni sessanta la donna, specie quando indossa il costume tradizionale con la vita alta, simboleggia la povera Corea stretta nella morsa del progresso e dello stupro dell'occidentalizzazione. E in effetti a ben guardare la moglie del padrone di casa di The Housemaid non si cambia mai d'abito (quello tradizionale, per l'appunto), nemmeno quando va a dormire, e tutti i suoi guai le vengono da un marito in giacca e cravatta (il poco convincente e un po' legnoso, ma prestante, Kim Jin-gyu) e da una cameriera come la si intende oltreoceano, per di più anche lei (fantasmaticamente) vestita all'occidentale.
The Housemaid rimane comunque un gioiello di indubbia importanza archeologica e artistica (certe inquadrature a sorpresa delle facce spiritate dei personaggi hanno uno strano potere torvo su chi guarda), con un finale umoristicamente nero pesto che ne conferma la modernità germogliante tra gli impedimenti tecnico stilistici dell'epoca.

 


paese: Corea del Sud
anno: 1960
regia: Kim Ki-young
sceneggiatura: Kim Ki-young
attori: Kim Jin-gyu (Dong-shik), Joo Jeung-nyeo (moglie di Dong-shik), Lee Eun-shim (cameriera)

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