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I Wish I Had a Wife (2000)

Friday, 21 January 2011 04:33 Stefano Locati Film - Corea del Sud
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i_wish_i_had_a_wife_0Il primo gennaio 1997 Kim Bong-soo, giovane impiegato in banca, registra un video dedicato alla donna (ancora sconosciuta) di cui è deciso a innamorarsi: si dà tempo tre anni per trovarla e conquistarla. Salto a 2000 inoltrato; Bong-soo non ha trovato la donna dei suoi sogni, ma continua a servire i clienti della banca con immutato ottimismo, esercitandosi in surreali giochi di prestigio a base di banconote e monete. Jung, solitaria insegnante in una vicina scuola, lo conosce per caso e rimane colpita dai suoi modi affabili. Continueranno a incontrarsi, sotto la pioggia come in un ascensore guasto, e Jung è sempre più convinta si tratti di un segno del destino. Spunta però Tae-ran, vecchia compagna di classe di Bong-soo, che lo incrocia in ospedale, riprendendo i fili di una vecchia amicizia.

I Wish I Had a Wife è un intarsio di dettagli minimalisti che riescono a raccontare senza sofismi l'imprevedibile sensualità del caso. La quotidianità del lavoro e la coazione a ripetere di piccoli immutabili gesti sono il terreno comune per l'incrociarsi sempre più frequente di due vite, lo sfiorarsi imbarazzato di sguardi rubati e poi custoditi nei ricordi. La semplicità del sentire si trasforma allora in complessità dei sentimenti, con un gioco continuo di inseguimenti mediati (la telecamera del bancomat, la vetrina del fast-food) pare destinato a perdersi in nulla; perché Jung cerca Bong-soo, Bong-soo è rapito da Tae-ran, mentre Tae-ran vuole semplicemente ritrovare se stessa - in un cerchio imperfetto di sospesa voluttuosità. Un progressivo brancolare nella nebbia delle emozioni che si disperderebbe facilmente, non fosse per la cura con il quale ci è presentato. Merito della sensibilità di Park Heung-shik (non a caso assistente di Hur Jin-ho in Christmas in August), capace di coinvolgere e far sorridere si tratti anche di mostrare un uomo che cambia una lampadina (al neon). Merito soprattutto di Sol Kyung-gu (Peppermint Candy, Oasis), viso inaspettatamente venato di malinconica allegria, e di Jeon Do-hyun (le sue trasformazioni hanno un che di nemesiaco, dall'innocenza di Harmonium in My Memory all'eccesso di Happy End), sperduta e fragile, eppure capace di sorrisi disarmanti.
Uno scrigno segreto, da aprire nei momenti di sconforto.

 


paese: Corea del Sud
anno: 2000
regia: Park Heung-shik
sceneggiatura: Jang Hak-kyo, Choi Eun-yeong, Park Heung-shik
attori: Sol Kyung-gu (Kim Bong-soo), Jeon Do-yeon (Jung), Jin Hee-kyung (Tae-ran), Seo Tae-hwa, Min Kyung-jin

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