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Into the Mirror (2003)

Friday, 21 January 2011 04:48 Stefano Locati Film - Corea del Sud
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into_the_mirror_0Young-min era nella polizia, ma a causa di un'operazione andata storta (in cui è stato coninvolto un ostaggio) finisce a lavorare in un grande magazzino come responsabile della sicurezza. Nel lussuoso supermercato si stanno ultimando i preparativi per la riapertura, dopo la chiusura forzata causata da un incendio, ma alla soglia del primo anniversario dall'incidente iniziano a verificarsi fatti inquietanti. Una donna viene trovata morta, senza alcun motivo apparente; la tensione tra i lavoratori è palpabile, e la paura monta quando spunta un secondo cadavere. Molti iniziano a temere la presenza di fantasmi...

L'esordiente Kim Sung-ho sfrutta il classico tema degli specchi per giocare con gli sdoppiamenti prospettici della visione, in un rimando continuo tra sguardo, reale e riflesso che interroga le fondamenta delle nostre percezioni, sfruttando i lati inesplicabili di ciò che quotidianamente vediamo o crediamo di vedere - ombre, bagliori, presenze. Non mancando di citare esplicitamente i grandi classici pittorici del passato (il Sant'Eligio di Petrus Christus, il Ritratto dei coniugi Arnolfini di Jan van Eyck), Into the Mirror da un lato si presenta come un saggio destrutturante sulle simmetrie distorte - "Siete proprio sicuri che il pavimento non possa anche essere il soffitto?", scriveva provocatoriamente M.C. Escher, che di prospettive se ne intendeva - dall'altro rimane ben ancorato nell'alveo del thriller soprannaturale. Le inquadrature ricercate e i calibrati movimenti di macchina riescono a ricreare l'atmosfera di fluida sospensione tra i due mondi, uno riproduzione bidimensionale dell'altro, mentre la messa in scena pulita, curata, contribuisce a mantenere desta la tensione - nonostante veri e propri colpi di scena non ce ne siano e anche i brividi latitino. A non convincere del tutto sono i particolari che, crepa dopo crepa, rischiano di far infrangere la vetrata cinematografica. Yu Ji-tae appare spaesato, troppo imbabolato, lontano dal far partecipe lo spettatore dei suoi rimorsi, dei fantasmi del passato che lo pereseguitano. Per di più tutto il confronto tra il suo personaggio e quello di Hyeon-su, poliziotto un tempo suo amico e oggi incaricato di risolvere il caso, risulta forzato, innestato con poca convinzione. Senza contare alcuni momenti morti nel mezzo, la pecca più grave rimane comunque un finale a effetto del tutto gratuito, per quanto allettante, appiccicato senza un vero perché come sorpresa-premio (che poi sorpresa non è, non essendo difficile intuire dove si volesse andare a parare).
Rifrazioni, doppi, spiriti e maledizioni (con anche un pizzico di teoria psicanalitica): gli si può dare una possibilità, ma senza sperare nell'eccessiva coerenza. E' stato comunque sufficiente per ispirare un remake su suolo hollywoodiano, Riflessi di paura/Mirrors (2008), diretto da Alexandre Aja.

 


paese: Corea del Sud
anno: 2003
regia: Kim Sung-ho
sceneggiatura: Kim Sung-ho
attori: Yoo Ji-tae (Young-min), Kim Hye-na (Ji-hyeon), Kim Myeong-min (Hyeon-su), Jeong Eun-pyo (capo Kim), Kim Myeong-su

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