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Isle, The / L'isola (2000)

Friday, 21 January 2011 04:54 Fabio Zanello, Valentina Verrocchio Film - Corea del Sud
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isle_kr_0Ultimamente Jean Baudrillard ha scritto che l'amore parla molto, è un discorso. Si dichiara e spesso culmina in questa dichiarazione in cui finisce: atto linguistico altamente ambiguo, quasi indecente. A Venezia 2000 il talento di Kim Ki-duk esplode in tutto il suo radicalismo. Se è vero che la passione amorosa sfugge alla logica, e magari all'ordine del mondo, L'isola/Seom col passare del tempo non è solo il film manifesto della nouvelle vague coreana, ma diventa sempre più un vero e proprio trattato sull'argomento del caos amoroso.

Il regista filma prima di tutto i tempi dilatati e il silenzio, per catturare l'insana passione fra Hee-jin e Hyun-shik. The Isle racconta certo di autodistruzione e autolesionismo (la nota vicenda delle sevizie con ami da pesca, illustrata con la consueta e stupida morbosità dai media), ma la sua forza risiede nella dissoluzione delle qualità che rendono fantasiosa qualsiasi relazione amorosa. E' un film che combina la conquista e la sottomissione reciproche dei due amanti perversi, e fa della dialettica la sua cifra dominante. Lo sconvolgente, l'eccesso e il bizzarro insiti nell'amore non erano ancora stati visualizzati con altrettanta efficacia. Anzi l'eccesso è la fine del rapporto stesso, come testimonia l'ultima agghiacciante sequenza del martirio di Hee-jin . Lo zenith del coito comporta una sofferenza disumana sembra volerci dire Kim. E' il culmine di una massiccia esibizione della sofferenza, enfatizzata dalla profondità di campo, tematica che tornerà anche nelle opere successive del geniale autore. I due protagonisti mettono a nudo la loro anima come pochi altri, per esprimere corruzione, purezza, ingenuità e mercificazione. Kim Ki-duk possiede subito la consapevolezza della dialettica dei registri, attorcigliando la nostra anima con questo capolavoro, attraverso una catena dalle trame, che solo una storia realmente sentita può trasmettere. Forse in altre opere immense come Bad Guy, The Coast Guard e Binjip, vincitore a Venezia 2004, il regista ha smarrito questo senso della tragedia cosmica, ma il romanticismo occidentale dopo questo film che ne ha decretato ancora di più la crisi, non è certamente più lo stesso. E la pretesa totalizzante del regista, diciamocelo, oggi è più che mai attuale.
Fabio Zanello

 


C'era una volta un laghetto coreano con tante casette galleggianti ognuna di colore diverso dall'altro. A badare alle casette e ai clienti che vi fanno i loro porci comodi dentro, c'è una signorina senza nome metà strega e metà fata che, sebbene sudicia, indossa un vestito ogni giorno diverso e sempre alla moda e, sebbene muta, parla al telefono. La signorina, piuttosto lunatica, prova disgusto per i visitatori, i quali del resto a volte abusano di lei. Un giorno però arriva un assassino buono e gentile (in fuga dopo aver commesso un qualche crimine confusamente rievocato in sogno), che fa pupazzetti col fil di ferro e di tanto in tanto prova a suicidarsi. Naturalmente la signorina se ne innamora e per questo alla prima occasione, oltre che fluttuare come sempre silenziosa e sinistra nel lago, di notte, uccide senza volerlo una puttanella stupidina anche lei infatuata del mite ragazzotto, anche lui mezzo muto, per empatia o per simmetria scenica con la protagonista femminile...
The Isle è senza mezzi termini un film tanto tanto brutto e disonesto, che ha dalla sua solo l'ingenuità del pubblico e l'oggettiva bellezza e originalità dell'ambientazione lacustre con le cabine multicolori. Per il resto, nel tentativo di inseguire una perfezione formale che alla fine risulta ridicola, Kim Ki-duk pilota dall'alto i suoi personaggi come burattini completamente privi di personalità, a tal punto che le loro azioni riecheggiano dall'uno all'altro, in duplicazioni stilistiche ossessive, noiose, stancanti, in uno spaccio tracotante di pseudo-arte facile e spiccia. Ripetitivo, troppo lungo, troppo morboso, iper consapevole del suo fascino, e a volte anche troppo gratuitamente strano, in un modo che non gli giova, The Isle finisce con l'essere un'imitazione deluxe e truculenta di tanti cinemi artistici e autistici, senza però avere l'accortezza di possedere una reale anima drammatica, che sia altro da quella tensione/attrazione uomo-donna, che se blandamente sopportabile durante la presentazione dei personaggi, poi diventa leggermente sospetta, fino a diventare pesantemente e involontariamente comica, in quel finale psicanaliticamente da due lire, eppure ostentato, per la felicità degli irrisolti a oltranza come stile di vita, per i capricciosi e i malati immaginari da salotto. Insomma un film ipocrita, perché pomposo mentre fa finta di minimizzarsi e intanto getta negli occhi di chi guarda secchiate di schifo gratuito, con manie di sensazionalismo (e questo non è detto con ribrezzo verso le scene di tortura degli animali, ché, anzi, forse una delle poche cose spontanee e realmente funzionanti, è proprio la scena in cui il pappone di passaggio abilissimamente fa a fette un pesce appena pescato, se ne mangia pezzetti crudi, e poi ributta il pesce in mare, ancora vivo). Una cosarella sciocca gonfiata fino a farla passare per capolavoro da uno che evidentemente si prende troppo sul serio e si considera fuori di ogni dubbio un artista, essendo in realtà un truffatore, ma scatenando la fantasia della critica più naive e sprovveduta, l´unica che Kim Ki-duk può essere in grado di impapocchiare, perlomeno con The Isle! (febbraio 2004)
Valentina Verrocchio


paese: Corea del Sud
anno: 2000
regia: Kim Ki-duk
sceneggiatura: Kim Ki-duk
attori: Suh Jung (Hee-jin), Kim Yoo-suk (Hyun-shik), Park Sung-hee (Eun-ah), Cho Jae-hyu, Jang Hang-seon

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