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Missing (2009)

Friday, 21 January 2011 13:18 Stefano Locati Film - Corea del Sud
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missing_0Un thriller rurale morboso e sudato dall'intreccio che più classico non si può, eppure capace di reinterpretare la formula in una declinazione matematica, tanto più riuscita perché apparentemente (troppo) lineare. Hyeon-ah è una ragazza ingenua e di buone speranze. È in auto con un produttore che potrebbe darle una parte importante. Le intenzioni dell'uomo sono intuibili, ma prima di consumare la coppia si ferma in un presunto ristorante fuori porta specializzato in squisite cosce di pollo. Peccato che il cartello che lo segnala sia vetusto, e ora nel luogo abiti Pan-kon, taciturno allevatore di galline sulle soglie dell'anzianità, ben lontano dall'essere un cuoco.

Pan-kon - ipnotizzato dalla minigonna della ragazza - non ci impiega molto a uccidere il produttore per poterla così stordire e rinchiudere in una untuosa gabbia metallica, di solito usata per il suo mastodontico cane da guardia. Hyeon-ah è spogliata, lavata e costretta a sottostare alle morbose fantasie sessuali di Pan-kon. Appena prima di essere catturata, aveva contattato con il cellulare Hyeon-jeong, la sorella, confessandole il luogo in cui si trova. Passano i giorni: non avendo più sue notizie la donna si reca sul posto e chiede alla polizia locale di indagare. Non trovando riscontro alle sue richieste, Hyeon-jeung decide di proseguire da sola...
Missing conferma tutti i dettami dell'exploitation: donne tendenzialmente poco vestite e facilmente svestibili, sessualizzazione della violenza, canone assolutorio del "rape and revenge". Lo fa però con consumata consapevolezza, inserendo elementi di degrado autentico che riflettono una visione dell'uomo come capillarmente viscida. Viscido è ovviamente Pan-kon, viscidi sono i vecchietti del paese dove abita, che commentano in modo volgare e lascivo il passaggio delle ragazze, viscido è il produttore, viscido è il capo della polizia che rifiuta di aiutare Hyeon-jeong, viscido, in qualche modo, è persino il poliziotto più giovane, che asseconda la donna solo nel tentativo di guadagnarsi il suo numero di telefono. Al contempo, questi stessi maschi, sono succubi delle donne, o meglio dell'idea sbalorditivamente misogina che ne hanno. Pan-kon è succube dell'idea di possedere Hyeon-ah, ma anche succube del legame con la donna incapacitata che nasconde in casa, esattamente come succubi della donna che consegna il tè sono gli altri maschi del paese, sempre pronti a trasformarsi in perfetti imbecilli per "farsi belli" ai suoi occhi. In questo mare di abiezione, le donne sono elementi forti, attivi, sia quando tentano in tutti i modi di sopravvivere, sia quando cercano con tutte le forze di scoprire la verità. Elementi forti comunque sempre soffocati, soffocati in quanto donne - e sta qui il reale scarto sistemico del film: il degrado nasce proprio dalla possibilità di opprimere la donna, di farla a pezzi come fosse semplice materiale grezzo di scarto. Da qui parte l'orrore, dalla semplicità automatica con cui quella sopraffazione è possibile.
Al di là del sostrato etico, il veterano del thriller Kim Sung-hong (Say Yes, The Hole/The Trap, Fingernails/Deep Scratch) mantiene uno stile ruvido e sprezzante, che non ha paura di deturpare volti, corpi e gesti con la sporcizia, il sudore, il grasso di una vita impari e orribile. In questo senso è fondamentale l'apporto di Mun Sung-geun (il capoufficio invadente di Jealousy Is My Middle Name), silenzioso e imperscrutabile volto di Pan-kon, che quasi da solo elettrizza l'atmosfera rendendola da subito deviata. Missing non rifiuta la sua evidente collocazione nell'alveo dei b-movie, ma ci gioca con coerenza, evitando sbavature macroscopiche, tentando persino un finale, se non proprio asciutto, perlomeno sotto controllo.

 


paese: Corea del Sud
anno: 2009
regia: Kim Sung-hong
sceneggiatura: Kim Yeong-ok
attori: Jeon Se-hong (Hyeon-ah), Choo Ja-hyeon (Hyeon-jeong), Mun Sung-geun (Pan-kon), Oh Seong-soo (Kim), Hwang Eun-jeong

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