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Moment to Remember, A (2004)

Friday, 21 January 2011 13:32 Stefano Locati Film - Corea del Sud
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moment_to_remember_0Sentimenti disperati e malattia sembrano procedere a braccetto, al cinema, quali facili grimaldelli per scatenare reazioni di commozione. Leucemia, tumori e altre assortite patologie terminali popolano da sempre l'immaginario melodrammatico. Ma A Moment to Remember raggiunge uno degli zenith assoluti, presentando con sforzo retorico non indifferente la disconnessa relazione tra un manovale che sogna di essere un architetto e la bella figlia di un riccone che scopre di avere... il morbo di Alzheimer! Di per sé il fatto, per una ventisettenne, non è impossibile, solo altamente improbabile: l'inghippo, che rende il tutto crudamente deleterio, risiede nel registro epico e trionfale dispiegato dal regista.

John H. Lee (ovvero Lee Jae-han), studi statunitensi alle spalle e una carriera costruita nel mondo dei videoclip, si reinventa narratore dolente e scrive una storia sull'orlo dell'inverosimile, dramma lacrimevole di un amore a termine spezzato dal fato. Nonostante le buone intenzioni, la resa finale è singhiozzante, preda di crescendo sfarzosi quanto opprimenti ed enfatizzazioni fuori controllo. C'è da dire che si intravedono alcune sequenze gustose (le parole dello sconosciuto in stazione, a fare da preambolo; la scena della lattina sull'uscio del negozio), ma non sono sfruttate a dovere, perdendosi in un mare di melassa alla lunga stopposo. A differenza del pur mediocre Someone Special, in cui la ormai classica premessa funeraria era stemperata nell'ironia, A Moment to Remember si prende troppo sul serio, ingigantendo il quadro disperato fino all'asfissia. Non dovessero bastare l'inconsistenza, la vacuità e la saccarina dispiegate in dosi industriali, la lunghezza estenuante e le esasperazioni sfuggite di mano danno il colpo di grazia. E pensare che, visto l'inspiegabile successo ottenuto in patria, del film esiste anche una director's cut - ancora più lunga, ancora più dolorosa, sempre egualmente tediosa.
Jung Woo-sung, in un ruolo molto simile al precedente cocciuto ritratto in Mutt Boy, riserva espressioni buffe e strabuzzamenti di occhi a non finire, e per questo rimane simpatico: purtroppo il suo personaggio non è caratterizzato, e finisce con l'essere monotono nel suo burbero autismo. D'altro canto Son Ye-jin, giovane promessa che ha scelto con oculatezza i ruoli del passaggio da piccolo a grande schermo (Ebbro di donne e di pittura, Lover's Concerto, The Classic), si rivela qui scialba, persino trasparente nella vacuità causata dal morbo che si sforza di ritrarre. Ma non bastano sorrisi spenti e occhi annacquati per trasmettere la perdita della speranza, e qui messa in scena e dialoghi non aiutano.

 


paese: Corea del Sud
anno: 2004
regia: John H. Lee
sceneggiatura: John H. Lee
attori: Jung Woo-sung (Choi Chul-soo), Son Ye-jin (Kim Soo-jin)

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