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Mr. Butterfly (2003)

Friday, 21 January 2011 13:36 Stefano Locati Film - Corea del Sud
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mr_butterfly_0Un giovane di periferia, invece di accontentarsi dell'adorabile fidanzata, che farebbe per lui qualsiasi cosa, sogna di trasferirsi a Seoul per fare soldi facili. Giura che tornerà entro un anno ricco sfondato: peccato che di anni ne passino cinque e di lui non si abbiano più notizie. Mentre lui si barcamena tra malavita e tentativi da gigolo con ricche annoiate, lei cade vittima di un potente colonnello che la segrega in casa e - a ogni buon conto - la picchia selvaggiamente. Una volta ritrovatisi, i due campagnoli non vorrebbero separarsi più, ma ci mette lo zampino il terribile colonnello, che spedisce il giovane al campo di riabilitazione di Sam-chung, dove la tragedia ha modo di esplicarsi.

Quanta energia sprecata! Mr. Butterfly (Na-Bi in originale), dalla farfalla che entrambi gli amanti hanno tatuata sul petto, è un devastante quanto inconcludente guazzabuglio di lirismo del grottesco, poetica fracassona e vertigine da commistione coatta. Un unione di sincretismi azzardati e traballanti, evidente tentativo di copiare l'eleganza hongkonghese nell'unire i più disparati generi: c'è posto per mélo poco partecipe, noir urbano scontato, dramma carcerario tra i più triviali, estetica della violenza col contagocce. Un pasticcio che richiama la straripante vuotezza di Nowhere to Hide, solo per riscriverla (se possibile) in peggio. A completare il quadro ci pensano personaggi senza personalità e una storia nervosamente indecisa tra stereotipati innesti drammatici, debilitanti tentativi di commedia, inversioni di marcia nel patetico e criptici lucori di denuncia sociale/politica. La storia si innesta infatti in un contesto storico ben preciso, la Corea del Sud sull'orlo della dittatura militare nel passaggio agli anni '80; peccato che l'inciso si risolva in degradante semplificazione atta a spettacolarizzare la già banale storia d'amore. Il tutto viene esacerbato da una colonna sonora deprimente, fatta di sdolcinature irritanti, e da coreografie velocizzate memori di Musa e Il gladiatore. Kim Min-jong è abbastanza credibile nel ruolo di duro-per-finta, sarà per l'aria ingenua che si porta dietro, con quella pettinatura parruccosa che è costretto a sfoggiare per almeno metà film. D'altro canto Kim Jung-eun è visibilmente più a suo agio in commedie quali Marrying the Mafia e Funny Movie: qui sembra sempre sul punto di scomporre l'espressione seria in qualche buffa smorfia gommosa. E anche se Lee Jong-won quasi non si vede, perennemente nascosto sotto il berretto militare, conferma comunque l'impressione di legnosità manifestata in Ardor. Simpatico, per finire, il nutrito elenco di caratteristi, facce segnate da espressioni strabuzzate e occhi sgranati, degni compari dei protagonisti nella progressiva discesa in farsa bulimica. Senza inutili eufemismi, una (per niente adorabile) vaccata.

 


paese: Corea del Sud
anno: 2003
regia: Kim Hyun-sung
sceneggiatura: Kim Hyun-sung, Kim Hee-jae, Song Min-ho
attori: Kim Min-jong, Kim Jung-eun, Lee Jong-won, Dokgo Yeon-jae

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