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Resurrection of the Little Match Girl (2002)

Saturday, 22 January 2011 17:55 Stefano Locati Film - Corea del Sud
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resurrection_little_match_girl_0Fin dal suo esordio con Seoul Emperor (1986) e soprattutto The Age of Success (1988), Jang Sun-woo si è costruito l'immagine di regista scomodo, tra analisi sociale e sessualità esplicita (bastino il controverso A Petal o il più recente Lies, arrivato, seppur tagliato, anche in Italia); il suo ultimo progetto, un enigmatico film di fantascienza, desta allora curiosità e aspettative - a maggior ragione considerati i quattro anni di produzione necessari e il più alto budget che la storia del cinema coreano ricordi.

Joo, fattorino di un ristorante cinese, vuole diventare un cyber-giocatore professionista, tanto che frequenta con assiduità una sala giochi in cui lavora la bella Hee-mee. Mentre il suo amico Yi vince una gara nazionale, assicurandosi un ricco premio, lui incappa in un misterioso gioco, Resurrection of the Little Match Girl, appunto, in cui deve evitare che la giovane fiammiferaia sia avvicinata dai clienti, aiutandola a portare a conclusione la sua esistenza e/o facendola innamorare di sé. Dovrà guardarsi dagli altri giocatori (Lala, versione in carne e ossa di Lara Croft, o la Banda dei Cinque - ad esempio), ma soprattutto dal Sistema, i creatori e padroni del gioco.
Viaggio allucinante e psicotropico, Resurrection of the Little Match Girl è una sfida gigantesca e azzardata: sotto la superficie da action patinato e adrenalinico, a ingolosire i più giovani, nasconde un cuore di rimandi e una selva di concetti tra il trascendentale e il mistico. La fiaba di Hans Christian Andersen, l'omonima poesia di Kim Jung-Goo (in cui una moderna fiammiferaia vende accendini e viene costretta a inalare il gas che contengono per darsi una morte dignitosa) e riferimenti al pensatore taoista cinese Chuangtze (siamo noi a sognare la farfalla, o è la farfalla a sognare noi?) sono uniti in una trama multisfaccettata e incontenibile, dove può letteralmente accadere di tutto, come in un infinito gioco di specchi. Debordante, rigoglioso, annichilente, sarebbe film da rivedere più di una volta per essere sicuri di non aver perso qualcosa. Eppure basta una prima visione per comprenderne l'intima e viscerale fragilità: fatalmente sbilanciato tra classicismo, gusto citazionista, barocchismi di ogni sorta, impeti da videogame, commedia farsesa a là Stephen Chiau e azione esacerbata, ingaggia un continuo corpo a corpo con lo spettatore - risultando perdente nel tentativo di rendere le diverse anime un'esperienza cumulativa e unica. L'attenzione si tentacolarizza in opposte direzioni, vaporizzandosi. Rimane allora un enorme e preoccupante senso di vuoto.
Fallimentare al botteghino, ha rischiato da solo di far tracollare l'industria cinematografica coreana, ma ha le carte in regola per diventare un incompreso (o incomprensibile) culto sotterraneo. Sarà divertente vedere se e quando a Jang Sun-woo sarà permesso di rimettere mano alla cinepresa.

 


paese: Corea del Sud
anno: 2002
regia: Jang Sun-woo
sceneggiatura: Yin Jin-mi, Jang Sun-woo
attori: Yim Eun-Kyung (Hee-mee / Match Girl), Kim Hyun-sung (Joo), Kim Jin-pyo, Jin Sing, Myung Gye-nam, Jung Doo-hong

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