Reversal of Fortune (2003)

reversal_of_fortune_0Reversal of Fortune conferma il buon momento al box office sud coreano della commedia buonista, pensata per le famiglie e forse proprio per questo motivo un po' superficiale. Qui si narrano le vicende di Kang Seung-wan, un broker sull'orlo della bancarotta e del suicidio, un fallito, ex campione giovanile di golf, pieno di debiti e di guai, con un solo amico. Trasportato per magia in una realtà parallela si ritrova nei comodi panni di un golfista di successo, campione del mondo in carica, altezzoso donnaiolo, sposato alla bellissima - ma da lui trascurata - Ji-young e angariato dal padre (nell'altra vita morto prematuramente) che è poi anche il suo allenatore.

Il confronto tra le due facce alternative della medaglia è un gigantesco what if, un se fosse fantastico e immaginifico che parte dal classico La vita è meravigliosa e dal più moderno The Family Man e lo rielabora prendendo spunto da La leggenda di Bagger Vance. La comicità per tutti prevede due attori facilmente riconoscibili, già trionfatori al grande botteghino - Kim Seung-wu per Break Out, Ha Ji-won per Sex Is Zero -, una regia frizzante di un debuttante dal curriculum rassicurante, un contorno di comprimari ricco quanto basta - i tre moschettieri Kang Seong-jin, Lee Moon-sik e Lim Chang-jung - e un po' di digitale, sparso qua e là per rassicurare il pubblico pagante circa la qualità della realizzazione. Il problema, semmai, è a monte: la commedia coreana osa la metà - se non meno - degli altri generi. Reversal of Fortune - titolo alternativo: Change the Life - è piacevole, ben calibrato, offre il fianco per spunti non banali - il rapporto padre / figlio; la riflessione sulla precarietà economica del cittadino medio; le difficoltà di comunicazione all'interno degli ambienti cari; l'infernale vita negli uffici -, ironicamente tradizionale, caratterialmente sgangherato, recitato a dovere. Ma alla fine molto meno divertente del previsto, non particolarmente scatenato, talmento lucido nel rendere comprensibile ed esplicita la sua morale da non far gridare - o parlare o sussurrare - al miracolo: è un classico esempio di cinema medio, intrigante, rassicurante, sviluppato con intelligenza ma eccessivamente razionale, troppo puntuale nelle battute, quasi trattenuto. Alla fine si rimane colpiti dalla confezione precisa - compresi gli effetti speciali non invadenti - più che dalla storia e dal risultato finale.

 


paese: Corea del Sud
anno: 2003
regia: Park Yong-wun
sceneggiatura: Park Yong-wun
attori: Kim Seung-wu (Kang Seung-wan), Ha Ji-won (Ji-young), Kang Seong-jin (Dae-shik), Lee Mun-sik (Kam-sung), Go Ho-gyeong