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Rikidozan (2004)

Saturday, 22 January 2011 18:11 Stefano Locati Film - Corea del Sud
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rikidozan_0Nel Giappone post bellico Rikidozan, di origini coreane, vuole diventare lottatore di sumo. Angheriato dai compagni e ignorato dagli istruttori, la sua ascesa appare però impossibile. Mosso da una voglia cocente di rivalsa, Rikidozan decide allora di sfruttare qualsiasi possibile appiglio pur di arrivare in vetta. Abbandona il sumo e si dedica al wrestling: il suo successo scatena un'isteria collettiva che trascina il nuovo sport nell'olimpo dei giochi nazionali. Il successo è però pericoloso, mutevole; scatena meccanismi difficilmente controllabili, da cui Rikidozan potrebbe venir stritolato.

Ispirato a fatti realmente accaduti, il film di Song Hae-sung è un bio pic classico, che fotografa un'epoca e i suoi sogni con passione e un certo gusto per la ricostruzione storica. La narrazione, tutta in flashback, ricostruisce con elegante eloquenza i momenti salienti dell'ascesa e del dramma di Rikidozan, costruendo personaggi a tutto tondo che riempiono lo schermo. Sforzo produttivo cospicuo, non ripagato da incassi adeguati in patria, dove è passato quasi in sordina, Rikidozan è un film austero, rigoglioso nelle ricostruzioni, incisivo negli scarti che preludono alle difficoltà, passionale negli slanci emotivi. Risultati già positivi, considerato che il tema non è dei più semplici. Parlare della situazione dei giapponesi di origini coreane in Giappone è stato a lungo difficile, anche al cinema, dove nonostante le recenti aperture rimane argomento delicato su entrambi i fronti. Da poco è stato riconosciuto anche nelle produzioni giapponesi (Go, We Shall Overcome Some Day), ma per forza di cose l'argomento colpisce principalmente la Corea del Sud, bisognosa di trovare modelli che dimostrino la forza di spirito dei coreani anche nelle difficoltà. Come per il precedente Fighter in the Wind, di Yang Yoon-ho, nel caso di Rikidozan la scelta è prendere lo sport (là le arti marziali, qui il wrestling) quale metafora necessaria per risvegliare le coscienze e, soprattutto, dare orgoglio a persone troppo spesso abusate nella loro dignità. Da questo punto di vista la storia di Rikidozan è ancora più emblematica, dacché diventò non soltanto un simbolo per i giapponesi di origini coreana, ma anche per tutti i giapponesi, in ripresa dalgli stenti della guerra, riuscendo sostanzialmente a inventarsi il puroresu (il wrestling professionale).
In un procedimento simile a quanto fatto da Ron Howard in Cinderella Man, l'uomo e lo sportivo Rikidozan diventano un simbolo in grado di trascinare fuori da tempi oscuri. La grande depressione o il dopoguerra sono momenti drammatici illuminati dalla luce di un singolo, in grado di catalizzare su di sé l'attenzione e supportarne il peso. Qui però il finale è amaro, e la figura centrale decisamente ombrosa (si veda il rapporto con la donna che ama, ad esempio). Ottimi gli attori, su tutti uno smagliante Sol Kyung-gu, sempre più appesantito dalle proprie illusioni, e la fragile Nakatani Miki. Dopo il deludente Calla e il delicato Failan, attentissimo alle tonalità cangianti dei sentimenti, Song Hae-sung ammanta la sua regia di classicità: perde qualcosa in sfumature, con la messa in scena che a volte sovrasta le emozioni, ma guadagna in epicità, non necessariamente agiografica.

 


paese: Corea del Sud
anno: 2004
regia: Song Hae-sung
sceneggiatura: Song Hae-sung
attori: Sol Kyung-gu (Rikidozan), Nakatani Miki (Aya), Fuji Tatsuya (Kanno Takeo), Hagiwara Masato (Yoshimachi Yuzuru), Funaki Masakatsu

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