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Road Taken, The (2003)

Saturday, 22 January 2011 18:13 Matteo Di Giulio Film - Corea del Sud
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road_taken_0A undici anni di distanza dal precedente Cutting Sadness with the Knife Which Sprouts From, il regista Hong Ki-sun torna con un film difficile, controverso, a lungo osteggiato per via delle sue forti connotazioni politiche. Con un soggetto così esplicito non meraviglia che il progetto sia rimasto a lungo nel cassetto (dal 1996), privo di finanziatori intenzionati a correre il rischio di produrre una potenziale bomba a orologeria senza le relative assicurazioni circa l'affidabilità commerciale dell'opera.

The Road Taken è un film controverso, a tratti demagogico, dall'andamento lineare ma al contempo dallo sguardo appassionato, incapace di scendere a compromessi. Al pari dei suoi protagonisti, militanti comunisti detenuti a causa delle loro simpatie pro-Corea del Nord. Arrestato nel 1951, Kim Son-myung passa 44 anni in carcere prima di ottenere la grazia e di poter riabbracciare, in una scena molto commovente, la madre. Hong non si pone tanto contro le istituzioni, quanto contro i loro metodi livellati, che non concepiscono diversità in tempi di filoamericanismo e di guerra fredda sopra il 38° parallelo. La (criticabilissima) legge nazionale di sicurezza è un paravento per colpire con durezza chiunque non sia inquadrato nel sistema, chiunque osi pensare in maniera diversa e abbia la forza per non cedere alle lusinghe del potere o alla violenza bruta che cerca di piegarne la volontà. L'idea che l'operazione possa essere una retorica consacrazione a una causa ancora adesso controcorrente non va d'accordo con la fonte reale della storia. Semmai la regia preferisce in diverse situazioni prendere qualche scorciatoia, piegandosi ai bisogni dello spettatore, accompagnato per quasi due ore in una cella di pochi metri quadrati dove i carcerati vivono in condizioni pietose, rinchiusi in spazi angusti e costantemente sotto pressione. Latita piuttosto la capacità di sintetizzare quattro decadi di prigionia, di incanalare le emozioni della platea al fine di sintonizzarla sulla pena delle vittime delle proprie ideologie. E manca, probabilmente proprio a causa della genesi travagliata, una linea di pensiero univoca, continua, che preservi ogni tanto dalla noia del discorso politico documentaristico: i rapporti intensi tra i compagni, la loro solitudine, la lotta silenziosa e inefficace contro secondini brutali e un direttore aguzzino sono raccontati con troppa poca enfasi, a tal punto che le poche sottolineature sembrano stonature sopra le righe.

 


paese: Corea del Sud
anno: 2003
regia: Hong Ki-sun
sceneggiatura: Lee Maeng-yu
attori: Kim Jung-ki Kim Sun-myung), Ahn Suk-hwan (Oh Tae-sik), Choi Il-hwa, Ko Dong-eop, Kim Se-myung, Im Il-chan, Kim Jong-chul

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