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Rush (1999)

Saturday, 22 January 2011 18:28 Stefano Locati Film - Corea del Sud
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rush_0Baram è grintosa e arrabbiata, suona in un gruppo post-grunge e cerca di dimenticare la fine tragica di un suo amico. Sung-hyun dissipa le energie in storie di sesso senza futuro, nascondendosi la sua vera passione, il disegno. Sun-woo è uno studente di legge ossessionato dalla carriera che finisce a flirtare con una coetanea, intrattenitrice in un bar. Sang-jin è un sognatore perdigiorno che per sbarcare il lunario lavora come pupazzo ambulante. Quattro giovani e le loro strambe vite; si rincorrono e incrociano in una città notturna colma di luci, auto e rumori, una città che frastorna e rintrona, rinchiudendoli nelle loro solitudini.

S'incrociano una sera al club Amazon, senza saperlo; Sung-hyun si innamora di Baram, e non sa il perché. Baram scambia un'occhiata con Sang-jin e scopre di averlo già visto. Sung-hyun lascia il locale, ormai ubriaco, per finire in un karaoke dove conosce Sang-hee, la sorella di Sang-jin. I loro destini sono momentaneamente legati dal caso, per poi tornare a disperdersi nel vento caotico dell'esistenza.
Rush è film allettante ma altalenante, che indaga quel lato dell'adolescenza che sempre si ritrae dalle indagini più superficiali; da un lato sesso alcool e rock&roll, dall'altro problemi opprimenti spesso solo immaginati, destinati a evaporare con la maturità e l'esperienza. L'approccio è schematico, a partire dalle scelte narrative - il prologo che presenta i protagonisti (con nomi e generalità sovraimpresse sullo schermo), poi suddivisione in capitoli a didascalizzarne le gesta - ma il coinvolgimento del regista, al suo esordio su grande schermo, è sentito e partecipe; il che, in ogni caso, non salva la pellicola da ridondanze e tempi morti in cui troppo spazio è concesso ai dialoghi, propaggini scoperte di un esistenzialismo esasperato. Qualche concessione alle mode giovanili (poster di Marylin Manson, Oasis e l'icona del metal-punk giapponese Hide, prematuramente scomparso nel 1998) e scorci cinematografici perlomeno eclettici - si va dallo squallido Bambola alla sessualità post-corporea di Crash - completano l'affresco. Lee Sang-in inscrive la sua opera in un filone ben sperimentato e svezzato - la commedia a episodi di stampo generazionale; riesce a creare personaggi simpatici per cui non si fatica a provare simpatia, ma manca di rifinire lo sfondo con una storia che valesse la pena di essere raccontata. Così, proprio come l'adolescenza, il suo Rush regala bei ricordi, ma scorre via veloce - senza che quasi ce ne si renda conto.

 


paese: Corea del Sud
anno: 1999
regia: Lee Sang-in
sceneggiatura:
attori: Lee Min-woo (Sang-jin), Nam Sang-ah (Baram), Kim Seung-hyun (Sung-hyun), Song Nam-ho (Sun-woo), Kim Tae-wook

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