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Samaria / La samaritana / Samaritan Girl (2004)

Saturday, 22 January 2011 18:33 Stefano Locati Film - Corea del Sud
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samaria_0Yeo-jin e Jae-young sono due studentesse - amiche inseparabili con il sogno di un viaggio in Europa. Per raccogliere i soldi necessari, Jae-young si prostituisce, con inconsapevolezza e innocenza, mentre Yeo-jin tiene i rapporti con la clientela (numeri di telefono, scadenze, indirizzi), cercando di sconsigliare l'amica dal sentirsi emotivamente attratta dagli uomini che incontra. Un giorno, mentre Jae-young è impegnata in un incontro, Yeo-jin non si accorge dell'arrivo della polizia e non riesce ad avvisare in tempo l'amica. Per non farsi arrestare, Jae-young si lascia cadere da una finestra, riportando gravi ferite alla testa. Prima di morire la ragazza chiede a Yeo-jin di vedere il suo cliente preferito, un giovane musicista, ma questo non è disposto ad abbandonare la sala prove per raggiungere l'ospedale, a meno che Yeo.jin non gli si conceda...

Finalmente Orso d'Argento a Berlino, primo premio importante dopo la collezione di candidature e promesse passate, il nuovo film di Kim Ki-duk è un ritorno a temi di confine, scomodi, in contrasto (solo apparente) con il precedente Primavera, estate, autunno, inverno... e ancora primavera - più smaccatamente pronto a essere accolto da platee internazionali. Con Samaria (o Samaritan Girl) si torna nella palude infida della disperazione, in quel gorgo di bassezze e sopraffazioni che solo un atto d'amore definitivo può trasformare in passione. Proprio in questo scarto sta il tema trascendente, se non religioso (perché non vi è nulla di divino propriamente detto), di buona parte del cinema di Kim Ki-duk, che può essere tacciato di misoginia, violenza o sadismo solo a patto di cancellare questo impeto che sempre intimamente possiede, uno slancio (auto)salvifico reso possibile dall'apertura totale, dall'abbandono all'altro, non importa il prezzo da pagare. Un abbandono forse ingenuo, a volte incomprensibile, eppure invariabilmente coraggioso (ve ne sono eco in Bad Guy, persino in The Isle). Nei gironi di quotidiana infernalità che mette in scena, Kim Ki-duk non vuole certo piacere al pubblico, non gli interessa blandirlo e coccolarlo nella bambagia delle illusioni; per questo nelle sue storie non c'è mai traccia di scelte semplici, dell'illusione massima che è la "normalità". Meglio colpirli, gli spettatori ignari, sfinirli in un processo solo lontanamente catartico - perché non c'è mai nulla di moralmente buono nei tormentati percorsi verso la redenzione o l'espiazione cui assistono. Non è un caso che all'ascesa di Yeo-jin corrisponda la discesa di suo padre, poliziotto vedovo e intimamente religioso, che viene trasformato in spettatore muto e pietrificato (bravissimo Lee Eol, già apprezzato in Waikiki Brothers): un chiasma significativo che chiude la parabola con una sconfitta che assomiglia a una speranza.

 


paese: Corea del Sud
anno: 2004
regia: Kim Ki-duk
sceneggiatura: Kim Ki-duk
attori: Kwak Ji-min (Yeo-jin), Seo Min-jung (Jae-young), Lee Eol (Young-gi)

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