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Silmido (2003)

Monday, 24 January 2011 03:10 Stefano Locati Film - Corea del Sud
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silmido_0La prima parte del 2004 in Corea è stato caratterizzato da una sfida titanica ai vertici (del botteghino). A fronteggiarsi non i soliti blockbuster statunitensi, bensì due sontuose produzioni locali, che in poche settimane hanno frantumato tutti i precedenti record di incassi, Friend incluso. Da un lato l'epica di Taegukgi (dal nome della bandiera coreana), dall'altro il livore di Silmido (dal nome di una piccola isola vicino alle coste di Inchon). Significativo che in entrambi i casi si tratti di pellicole che affondano le loro radici nella storia patria, e che lo facciano con prosaica retorica, quasi la Corea (del Sud) stia lentamente venendo a patti con il proprio passato e abbia bisogno di espiare su grande schermo colpe e ferite ancora aperte, per costruire su quegli eventi la propria identità (e l'orgoglio) nazionale.

Taegukgi, film bellico dai toni classici, mescola magniloquenza visiva a facili schematismi. Silmido tenta un'operazione all'apparenza più rischiosa, ammantandola di grandeur romantica. Ispirato a una storia vera, è ambientato nel 1968, quando un commando di agenti del Nord oltrepassò i confini con l'obiettivo di uccidere l'allora presidente Park Chung-hee. Occhio per occhio - il Sud non mancò di reagire, creando l'Unità 684, formata da 31 avanzi di galera destinati alla forca che, dopo il disumano addestramento, dovevano penetrare nel Nord e uccidere Kim Il-sung. Ma quando a inizio anni '70 le relazioni tra i due paesi sembrano distendersi, il programma viene cancellato e all'Unità 684 viene impedito di agire. È l'inizio dell'inabissamento di una verità a lungo tenuta segreta.
Kang Woo-suk, uno dei produttori più in vista della penisola e regista di successo (Two Cops, Public Enemy) tara il suo film su sentimenti di facile presa, scegliendo di dividerlo in due parti distinte. La prima, quella dell'addestramento, memore di decine di altre pellicole simili, da Quella sporca dozzina in poi, è annegata nel testosterone e, oltre a mostrare le innumerevoli angherie e i soprusi ai quali sono costrette le "reclute", serve a innescare il duello di personalità tra il sergente duro e puro Choi Jae-hyun e il ribelle dal passato tragico Kang In-chan. Satura di musiche pompose, immersa fino al midollo nel fango, nell'acqua e nel sangue, questa prima parte appare sbilanciata, estremamente indulgente nel dipingere tutti (dai soldati ai detenuti) come eroi che hanno l'unico sogno di riunificare la Corea (che sia con la forza e per mezzo di un colpo di stato appare inessenziale). A cercare di equilibrare giunge la seconda parte, in cui il reale intento di Kang Woo-suk si palesa: la veemente accusa è rivolta al mondo della politica, falsa e opportunista. Prima ha avvallato un'operazione tesa a distruggere le menti e le personalità di un pugno di esseri umani, per renderli assassini perfetti; poi, cambiate le carte in tavola, vuole lavarsene le mani e fa di tutto per cancellare le scelte prese. Gli uomini dell'Unità 684 diventano così ignari agnelli sacrificali dei giochi di potere. Addestrati per diventare belve furiose, si ritrovano distrutti dall'inattività e ormai impossibilitati a ritornare quello che erano. L'afflato si fa meno epico e a prendere il sopravvento sono i toni drammatici, in cui l'amicizia formatasi tra i reclusi ha modo di deflagrare. Lo scarto della seconda parte si nota, ma permangono le ambiguità di fondo che inficiano la resa generale. Nel tentativo di semplificare le complessità della storia reale, in modo da facilitare l'immedesimazione dello spettatore, Kang Woo-suk evita di prendere decisioni difficili, lasciando irrisolte le contraddizioni emerse. L'esercito sembra così diventare l'unico nerbo sano di una nazione alla deriva, e quella che voleva essere una denuncia delle atrocità portate dalla guerra fredda si limita ad essere un dubbio e qualunquista inno alla fratellanza tra reietti. Decisamente poco, specialmente pensando all'enfasi profusa - sulla lunga distanza deleteria. Al di là del risultato finale, Silmido ha però il merito di aver riaperto un capitolo segreto del passato coreano: in seguito all'uscita della pellicola i dibattiti sono fioccati e molti politici sono intervenuti a smentire l'accaduto. Segno che qualche colpo è pur sempre andato a segno.

 


paese: Corea del Sud
anno: 2003
regia: Kang Woo-suk
sceneggiatura: Kim Hee-jae
attori: Sol Kyung-gu (Kang In-chan), Ahn Sung-ki (Choi Jae-hyun), Jung Jae-young (Han Sang-pil), Hur Jun-ho (Cho), Kang Sung-jin (Won-hee), Im Won-hee (Chan-seok), Kang Shin-il (Keun-jae)

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