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Spider Forest (2004)

Tuesday, 25 January 2011 02:00 Stefano Locati Film - Corea del Sud
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spider_forest_0Con il suo esordio del 2001, Flower Island, Song Il-gon aveva affascinato e insieme, in parte, infastidito: poetico, tracimante passione e al contempo distacco artistico, dipingeva la deriva di tre donne che fuggono la vita, per ritrovarne il senso solo in vista della fine. Per il suo atteso ritorno cambia genere, ma non l'approccio intellettual-metafisico alla materia. Nel tentativo di indagare i territori friabili della psiche, Spider Forest parte da un assunto orrorifico spinto agli estremi: un uomo si risveglia in un bosco - non ricordando cosa sia avvenuto in precedenza - e scopre in una casupola abbandonata la fidanzata in punto di morte e il cadavere di un uomo.

Da questo incipit, Song inscena un'indagine-rompicapo, alla ricerca dei colpevoli e della verità: ben presto però colpi di scena e incedere da whodunit perdono d'interesse, lasciando il posto alla complessa interazione di ricordi, passato, fantasie e misteri che si susseguono e accavallano nella mente del protagonista (un ottimo Kam Woo-sung, già tormentato, ma dall'infedeltà, in Crazy Marriage). Esattamente come una tela di ragno che si dispiega ordinatamente nella caoticità di fili e rimandi, Spider Forest costruisce un arazzo sempre sul punto di sfaldarsi, preda delle miriadi di rivoli intrapresi (la moglie scomparsa che riaffiora in sogno, l'amico poliziotto che si mette a investigare, la trasmissione televisiva sul paranormale, la proprietaria del negozio di fotografia, ...); nondimeno dietro l'aleatoria irruenza degli elementi si intravede un disegno preciso, che sfida i limiti della logica e del mostrabile-cinematografico, in un procedimento che tenta di esplicare l'autoreferenzialità e il solipsismo dell'io. Purtroppo il meccanismo-base della pellicola non regge l'urto della rivelazione finale, memore di una serie di opere note, da Il sesto senso a Soul Survivor (fino a certo cinema spagnolo, ad esempio El arte de morir). Rimane comunque uno spaccato profondo sullo sfaldarsi della coscienza, con sequenze oniriche affascinanti (basterebbe la carrellata iniziale che esce dalla finestra per addentrarsi nella foresta) e scene tangibilmente sentite (lo scambio notturno di battute tra lui e la moglie, con quel numero clownesco di congedo).

 


paese: Corea del Sud
anno: 2004
regia: Song Il-gon
sceneggiatura: Song Il-gon
attori: Kam Woo-sung (Kang Min), Suh Jung (Min Soo-in/Seo Eun-ah), Jang Hyun-sung, Kang Kyung-heon

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