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Sympathy for Lady Vengeance / Lady Vendetta (2005)

Tuesday, 25 January 2011 02:20 Stefano Locati Film - Corea del Sud
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sympathy_for_lady_vengeance_0Colpa, sofferenza, vendetta e (impossibile?) redenzione: entro queste coordinate si muove la celebrata trilogia della vendetta di Park Chan-wook, formata da tre film slegati narrativamente, ma saldati tematicamente dalle infinite variazioni del furore umano. Qui troviamo Geum-ja, arrestata tredici anni addietro per l'omicidio di un bambino, quando non era ancora ventenne, e stigmatizzata come mostro da organi d'informazione e opinione pubblica. Durante la permanenza in carcere pare essersi convertita al bene altrui, tanto da essere additata a modello guida.

Dietro la facciata da santa si nasconde però una realtà diabolica. Geum-ja ha un piano: si fa strada tra le compagne di cella con sorrisi, compiacenze e favori solo perché ne vuole ottenere l'aiuto incondizionato una volta che sarà libera. La ragazza è infatti finita in carcere ingiustamente, per coprire Baek, il vero assassino, che sotto la minaccia di morte alla figlia illegitima di lei ha potuto continuare come nulla fosse la sua esistenza di maestro d'inglese all'asilo. Ora, una volta scontata la sua condanna, Geum-ja vuole vendicarsi. Nel modo più atroce possibile.
Parlando di trilogia, è evidente che nell'episodio conclusivo saltino all'occhio i particolari in continuità con i precedenti: come in Sympathy for Mr. Vengeance abbiamo a che fare con un rapimento, come in Old Boy il motivo scatenante delle azioni del protagonista è un lungo periodo di cattività. In tutti e tre i casi a origine delle tragedie c'è poi un rapporto irrisolto tra il mondo degli adulti (incapaci di rapportarsi serenamente con gli altri) e la sfera dell'infanzia (colpevolizzata, abusata, defraudata). In questo senso sembra naturale che a conclusione della trilogia sia data centralità a un personaggio femminile, accentuando l'affinità non solo simbolica della maternità con il suo contrario. In questo senso la duplice faccia di Geum-ja (santa da un lato, diavolo dall'altro) può essere vista, secondo la visione di Park Chan-wook, anche come l'estensione dell'ambiguità del genere femminile nel suo complesso: non è d'altra parte una consuetudine storicamente insita nel genere maschile, quella di vedere la donna oscillante tra santità e stregoneria? Lasciando da parte somiglianze e considerazioni antropologiche, c'è comunque da notare un'evoluzione (involuzione) nella formula narrativa. Sympathy for Mr. Vengeance era viscerale, diretto, un attacco all'arma bianca ai sensi dello spettatore, mentre Old Boy era decisamente meditato, costruito, teso nel preparare il terreno alla scioccante rivelazione finale. Sympathy for Lady Vengeance non ha né il furore del primo, né la forza estatica del secondo: si accontenta piuttosto di una estetizzazione formale delle pulsioni, quasi volesse offrire una rappresentazione meditata della visceralità. Lady Vendetta accavalla e assomma frammenti della vita di Geum-ja, in una selva apparentemente intricata di flashback, per ricoprirli con una glassa sovrabbondante di simboli religiosi-sessuali e con guarnizioni di cura formale al limite del maniacale. In questo senso, come le elaborate torte sfornate nalla pasticceria dove lavora Geum-ja, il film è un complesso (e fragile) artificio, necessariamente più gustoso da contemplare che non da gustare. Il rigoglioso apparato iconologico, per quanto interessante considerato a sé stante, finisce con l'autocomprimersi in una bambagia anticinematografica, in quanto negazione del movimento e della storia. Il lavoro dietro alla figura di Guem-ja - un'angelica, eterea, risolutissima Lee Young-ae, irriconoscibile rispetto a JSA e One Fine Spring Day - è impressionante, già a partire dal contorno para-cinematografico (locandine, fotografie promozionali, sito internet, etc.). Il che però non basta a schiodare dalla meccanicità e dalla legnosità con la quale questa icona infervorata, infuocata dall'ira, raggiunge i suoi scopi e si destreggia nei ridondanti voice over. Non a caso l'unica sequenza davvero riuscita è quella della vendetta collettiva, costruita con sapienza e lasciata (di nuovo, non a caso) al gioco dei fuori campo, con esiti, questi sì, invero brutali, dunque spiazzanti.

 


paese: Corea del Sud
anno: 2005
regia: Park Chan-wook
sceneggiatura: Park Chan-wook, Jung Seo-kyung
attori: Lee Young-ae (Lee Geum-ja), Choi Min-shik (Baek), Nam Il-woo (detective Cho), Kim Shi-hoo, Lee Seung-shin, Kim Boo-seon

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