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Woman on the Beach (2006)

Tuesday, 25 January 2011 03:15 Marco Grosoli Film - Corea del Sud
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woman_on_the_beach_0Un cineasta squattrinato si ritira in una dimessa località balneare per scrivere una sceneggiatura, insieme a un amico e a un'amica. Naturalmente si scatena la competizione: conseguita una facile vittoria dopo una nottata passionale si disinteressa di lei. Cambierà idea, ma ripiegherà comunque su un'altra donna, e rimarrà troppo indeciso per riuscire a riconquistarla.

Cineasta giunto al suo settimo lungometraggio, generalmente coccolatissimo dai festival (ma stavolta rifiutato da Venezia), Hong Sang-soo pare mutare parzialmente rotta. Intendiamoci: le sue caratteristiche inconfondibili (osservazione "minimalista" e distante di personaggi perlopiù a macchina fissa, divisione del film in parti distinte o addirittura in capitoli segnalati da cartelli, gusto del dettaglio estemporaneo e del parallelismo narrativo, onnipresenza o quasi di relazioni in qualche modo amorose tra i personaggi ancorché problematiche, scene di sesso freddamente esplicite, uso "mirato" e saltuario di ellissi e pianosequenza) ci sono tutte anche in Woman on the Beach. Nondimeno, in qualche modo esso appare anche come il film "della svolta".
Da sempre, Hong Sang-soo è stato critico acuto di quella specie peculiare e circostanziata di maschilismo di cui la società coreana è notoriamente intrisa. I suoi personaggi maschili si palesano di volta in volta affetti da ipocrisia misogina, machismo velleitario, debolezza egomaniaca e chi più ne ha più ne metta. I personaggi femminili, quand'anche forti, solidi e a tutto tondo, generalmente si costituivano comunque, pur in modo complesso e articolato, a partire da questo orizzonte maschilista di base, sia pure per contrapposizione. E anche quando spiccano, i personaggi femminili rimangono comunque soggetti alla diabolica architettura di simmetrie, rimandi incrociati e parallelismi che Hong nasconde dietro alla facciata più "free", innocentemente neutrale, svagata e evanescente possibile. In sostanza, il primato della struttura, che trionfa proprio dietro alla sua apparente invisibilità ed estemporaneità, "macina" dentro di sé il personaggio, soprattutto femminile, come unità autonoma del racconto. Così come appunto i personaggi femminili anche quando si affrancano energicamente dal maschilismo del loro contesto rimanevano comunque relazionati a quell'orizzonte non foss'altro che per contrapposizione.
In Woman on the Beach invece si assiste alla progressiva dissoluzione della struttura accompagnata dall'inarrestabile "ascesa" del personaggio femminile. Abbiamo svariati "blocchi" di racconto, ciascuno con un'impronta narrativa, visiva e scenografica ben riconoscibile (il corteggiamento dei due rivali, l'idillio della coppia, la ricerca nell'altra donna della donna perduta e così via), ma a differenza degli altri film di Hong (peraltro quasi tutti "ossessionati" dalla binarietà strutturale anziché dalla molteplicità complessa delle parti come questo) essi non si ricompongono con una struttura complessiva che chiude la partita - e c'è una scena in cui il protagonista (che sta scrivendo un film) spiega esattamente questo principio strutturale alla ragazza facendo uno schemino su carta. Non rimangono che le rovine di una struttura, sullo sfondo delle quali il personaggio femminile aumenta sempre più la propria importanza - e non a caso la sua recitazione cambia di conseguenza e sale molto sopra le righe rispetto alla media di Hong.
Sembra dunque che si scorga qualcosa al di là dell'orizzonte maschilista che è il centro delle preoccupazioni soprattutto critiche di Hong, e proprio nel film che più chiaramente le mette al centro del discorso: è la stessa protagonista femminile che più volte parla coi suoi pretendenti del "maschio coreano medio", i cui difetti trovano in costoro un'incarnazione quasi caricaturale, specie quando fanno la voce grossa a sproposito o quando indulgono in gelosie e ossessività di imbarazzante infantilismo. La prospettiva critica pare intravedere qualcosa al di là dei propri inevitabili limiti, grazie a un disgregante lavorio interno alle strutture stesse del testo, dove grazie a un sottile gioco di sfumature le simmetrie si trasformano lentamente in dissonanze.

 


paese: Corea del Sud
anno: 2006
regia: Hong Sang-soo
sceneggiatura: Hong Sang-soo
attori: Go Hyun-jung, Kim Seung-woo, Kim Tae-woo

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