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Man from Nowhere, The (2010)

Friday, 28 January 2011 14:58 Stefano Locati Film - Corea del Sud
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man_from_nowhere_0La seconda prova di Lee Jeong-beom, dopo l'intenso gangsteristico rurale Cruel Winter Blues (2006), rimane ancorata ai dettami del cinema di genere più plumbeo, candidandosi a film coreano più visto del 2010, primo in classifica con oltre 6 milioni di biglietti venduti, sopra a produzioni hollywoodiane come Inception o Iron Man 2, vincendo la battaglia con i diretti rivali Secret Reunion, di Jang Hoon, e Moss, di Kang Woo-seok.

Tae-sik è un inquilino riservato che gestisce un minuscolo negozio di pegni. Suo unico contatto con il mondo esterno è la piccola e loquace So-mi, solare figlia di una ballerina di night con problemi di droga, che spesso la lascia girovagare incustodita. La donna ha rubato un importante carico di eroina nel locale in cui lavora: sulle sue tracce c'è sia la narcotici che il pericoloso boss defraudato. A raggiungerla sono però due fratelli psicopatici, immigrati cinesi, pronti a tutto pur di recuperare la partita e scalzare il loro boss, per mettersi in affari in proprio. I due rapiscono madre e figlia, coinvolgendo Tae-shik, inconsapevole custode della droga (contenuta all'interno di una macchina fotografica data in pegno). L'uomo dimostra un inusuale sangue freddo, ma è usato come agnello sacrificale, dato in pasto alla polizia. Quando però scopre che la donna è stata uccisa e tutti i suoi organi estratti, per essere venduti sul mercato nero, in lui scatta qualcosa legato a un oscuro passato: l'unico suo obiettivo diventa ritrovare So-mi.
Lee Jeong-beom, coadiuvato dalla prova crepitante del bel tenebroso Won Bin, con perenne ciuffo a oscurargli il volto, non lesina pugni nello stomaco. La costruzione della tensione è semplice, procede per aggravanti sempre più macabre,  sorta di fusione tra Man on Fire e la serie di Bourne Identity, e anche il dispiegamento di colpi di scena non è nulla di eclatante, ma qui a funzionare è la sbalorditiva coerenza interna, la messa in scena frontale e la semplicità narrativa, che rende estremamente fruibile un intarsio di personaggi e situazioni mutevoli. La caratterizzazione rimane in qualche modo fumettistica, eppure la storia è in grado di penetrare sotto pelle, in una deriva sempre più feroce e disperata, cui contribuisce la cura produttiva maniacale, dalla fotografia contrastata con prevalenza di toni scuri e freddi, all'eleganza di abiti e ricostruzioni ambientali. La leva drammatica (la volontà di Tae-sik di salvare So-mi) non si basa su legami diretti di sangue, ma su qualcosa di più sfuggente, quel legame primordiale e imprevedibile che porta i membri di una società a proteggersi vicendevolmente (un po' come nell'affine hongkonghese The Beast Stalker, di Dante Lam, 2008): non a caso il titolo originale del film, Ajeossi, è il termine con cui in coreano si appellano gli sconosciuti, ma può anche essere tradotto come "zio". Un film di genere algido e perfetto, per quanto progressivamente irrealistico nelle sue esagerazioni romantico-nichiliste, che conferma Lee Jeong-beom autore con le idee chiare.

 


paese: Corea del Sud
anno: 2010
regia: Lee Jeong-beom
sceneggiatura: Lee Jeong-beom
attori: Won Bin (Tae-sik), Kim Sae-ron (So-mi), Kim Tae-hoon (Kim Chi-gon), Kim Hee-won (Man-seok), Kim Seong-oh (Jong-seok), Lee Jong-pil (detective No), Kim Hyo-seo (Hyo-jeong), Song Yeong-chang (presidente Oh Myeong-gyoo), Baek So-ryeon



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