Running Wild (2006)

running_wild_0Jang Do-young è un detective dalle maniere spicce, il temperamento incostante e un'insana predilezione per menar le mani. Oh Jin-woo è un procuratore ligio alle regole, incorruttibile. Per motivi diversi, i due si ritrovano a indagare sul boss Yoo, e decidono di unire le forze. Il criminale, appena uscito di prigione, sta tentando di rifarsi un'immagine con eventi di beneficenza, per approdare alla politica. Ha per questo numerosi agganci con uomini potenti, e può rendere la vita difficile ai due pubblici ufficiali.

Running Wild è un poliziesco duro, cinico e violento che unisce le derive da buddy movie (i due poliziotti all'opposto costretti dagli eventi a collaborare) con atmosfere e qualità produttive memori di Public Enemy (Kang Woo-seok, 2002). Le scene d'azione concitate, con coreografie mobili e intricate nelle sequenze di massa, la fotografia notturna e la montante colonna sonora di Kawai Kenji (Ghost in the Shell, Ring, Avalon) elevano il prodotto dalla media. La resa è tuttavia impoverita da un intreccio monocorde e da una certa aleatorietà nei fattori umani. Nonostante i buoni tentativi di caratterizzazione dei protagonisti (la malattia della madre di Jang, il divorzio di Oh), non è infatti mai del tutto chiaro perché il procuratore debba affidarsi a una testa calda come il detective, né quale vantaggio gli porti permettergli di picchiare i testimoni o insultare i colleghi. Nonostante la lunghezza, oltre due ore e venti nella director's cut, consenta uno sviluppo credibile dei singoli personaggi nella loro individualità, è proprio il legame tra i due a non venir mai approfondito, a parte una bevuta di soju iniziale e lo scambio simbolico dell'accendino (Jang fuma ma non ha mai da accendere). Questo lato d'ombra mette in pericolo il coinvolgimento emotivo nel gran finale, che si vorrebbe straziante, ma che risulta distaccato e appiccicato, scelta a effetto calata dall'alto. Oltre a questo c'è una certa tendenza di Kwon Sang-woo (Once Upon a Time in Highschool, Love So Divine) a esagerare: il suo Jang ha scatti d'ira continui, sregolati, fuori controllo, tanto che è difficile non dare ragione ai suoi superiori che vorrebbero sospenderlo.
Kim Seong-soo, al suo esordio nel lungometraggio, calca la mano su corruzione e violenza, disegnando un'atmosfera plumbea da cui è impossibile fuggire, e gestisce con cura il contesto, ma dissemina punti interrogativi nello sviluppo del promettente soggetto. Un modesto noir urbano che tra alti e bassi risulta comunque godibile.

 


paese: Corea del Sud
anno: 2006
regia: Kim Seong-soo
sceneggiatura: Han Ji-hoon, Kim Seong-soo
attori: Kwon Sang-woo (Jang Do-young), Yoo Ji-tae (Oh Jin-woo), Son Byeong-ho (Yoo), Lee Joo-sil, ang Seong-jin, Jeong Won-joong, Moon Jeong-hee