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Moss (2010)

Wednesday, 02 March 2011 16:10 Stefano Locati Film - Corea del Sud
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moss_0Ispirato a un fumetto di Yun Tae-ho distribuito in internet a partire dal 2007, Moss è il nuovo capitolo nel gigantismo produttivo di Kang Woo-suk, uno dei padrini della rinascita del cinema coreano del nuovo millennio, sia come regista che soprattutto come produttore. Con le sue quasi tre ore di lunghezza, presenta qui un thriller rurale perfettamente consapevole nel costruire meccanismi di tensione incisivi, immersi in un'atmosfera plumbea di omertà e segreti.

Ryu Mok-hyeong è un reduce dal Vietnam che abbandona famiglia, affetti e la sua vita precedente per raccogliere intorno a sé una comunità di peccatori e traghettarli verso la redenzione - non con la paura, ma tramite l'esempio. Chun Yong-duk, all'epoca un poliziotto, prima acconsente ad arrestare ingiustamente Mok-hyeong, dietro consiglio del ministro di culto locale, defraudato dei fedeli, poi - resosi conto di quanto sia forte la sua volontà e l'influenza sulle menti - convince l'uomo a fondare una comunità autonoma che offra rifugio ai criminali, per toglierli una volta per tutte dalle strade. Salto nel presente: Ryu Mok-hyeong è trovato morto. Nella piccola comunità chiusa arriva Ryu Hae-guk, suo figlio, che non vedeva il padre da anni. Chun Yong-duk, diventato capo del villaggio, lo accoglie con generosità, ma mette subito in chiaro che non è il benvenuto oltre il giorno del funerale. Insospettito dalle reticenze dei pochi abitanti, Hae-guk inizia a sospettare che suo padre sia stato ucciso.
A partire dalla ricostruzione minuziosa del villaggio montano, in cui si svolge la maggior parte delle riprese, Kang Woo-suk isola il caparbio protagonista in un mondo a parte di sospetto, in cui a ogni piccolo disvelamento corrisponde il progressivo aumentare del pericolo per la sua incolumità. Elaborando sul concetto di pentimento, cambiamento e redenzione, Moss mette in luce il sistema di paura e favoreggiamento che permette l'attecchire di corruzioni grandi e piccole. Dietro gli ingranaggi investigativi - la comunità che da immaccolata e chiusa si rivela sempre più marcia e criminosa - si nasconde allora una riflessione sull'insondabile lato oscuro dell'umano, quello che agogna a controllo e manipolazione per i propri tornaconti.  Su sceneggiatura di Jung Ji-woo (regista di Happy End e Blossom Again), Kang Woo-suk riesce così ad approfondire il colpo rispetto ai coevi Secret Reunion e The Man from Nowhere, più versati sul lato action, nel terzetto di thriller campioni d'incassi al boxoffice coreano nel 2010. Anche in questo caso il livello produttivo è lussuoso, a partire dagli estensivi maquillage che invecchiano gli attori a seconda del piano temporale (il passato che getta le fondamenta, o il presente): particolarmente ben riuscito il trucco di Jun Jae-young (Welcome to Dongmakgol), paradossalmente quasi più verosimile da anziano. Alcune sfumature stridono, come la semplicità con la quale il castello di carte (false) costruito in decenni infine si sfalda, ma Moss è in grado di tenere lo spettatore avvinto per tutta la durata, costringendolo al contempo a riflettere, e non è cosa da poco.


paese: Corea del Sud
anno: 2010
regia: Kang Woo-suk
sceneggiatura: Jung Ji-woo
attori: Park Hae-il (Ryu Hae-guk), Jung Jae-young (Chun Yong-duk), Yu Jun-sang (Park Min-wook), Yu Seon (Lee Yeong-ji), Heo Jun-ho (Ryu Mok-hyeong), Yoo Hae-jin (Kim Deok-cheon), Kim Sang-ho (Jeon Seok-man), Kim Joon-bae (Ha Seong-gyoo)



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