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No Mercy (2010)

Friday, 25 March 2011 15:42 Stefano Locati Film - Corea del Sud
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no_mercy_0Lussuoso esordio di Kim Hyeong-joon nel thriller procedurale, grazie alla produzione accorta di Kang Woo-suk (regista della serie Public Enemy e di molti altri successi del cinema coreano). L'ingranaggio della tensione parte dall'indagine su un omicidio per allargarsi a un rapimento, che trascina il protagonista in un vortice di violenza. Cinema di genere funzionale all'intrattenimento, con colpi di scena calibrati, pur prevedibili, e un'eleganza maniacale nella messa in scena, ma la struttura meccanica e una certa esasperazione di fondo non permettono di uscire dai confini del prodotto artigianale medio.

Il patologo Kang Min-ho, uno dei primi ad applicare il rigoroso procedimento scientifico durante le autopsie, collabora da tempo alle indagini di polizia. Proprio quando la figlia sta per tornare da un lungo periodo di studio negli Stati Uniti, gli viene affidato l'incarico di esaminare il cadavere di una ragazza, brutalmente mutilata. Kang si applica al caso con solerzia navigata, ma il suo distacco professionale si disintegra quando collega il ritardo nell'arrivo della figlia al presunto omicida. Il sospettato principale è un ambientalista radicale, Yoon Jong-gang, che ammette tranquillamente di aver rapito la ragazza, ma dice a Kang Min-ho che la liberarà solo se il medico sarà in grado di scagionarlo dall'accusa di omicidio e farlo tornare in libertà. Kang è costretto a manomettere le prove, nel tentativo disperato di rivedere la figlia.
Kim Hyeong-joon si addentra nella manipolazione psicologica dei suoi personaggi con l'intento di mostrare i lati oscuri e le profondità insondabili cui anche le figure apparentemente più irreprensibili sono in grado di arrivare, se debitamente stimolati. No Mercy riesce a instaurare questo gioco psicologico tra vittima e carnefice, ribaltando le posizioni iniziali: prima Kang e i poliziotti controllano le azioni del sospettato, poi le parti si invertono e Lee Seong-ho diventa il burattinaio. La trasfigurazione di Kang Min-ho, interpretato con l'usuale trasporto spiritato da Sol Kyung-gu, è il cuore nero della vicenda. Per quanto la trasformazione sia inesorabile e il finale straziante il giusto, i passaggi sono forzati e spesso illogici, sottraendo alla narrazione parte della sua fluidità con svolte didascaliche o eccessivamente costruite. Niente da eccepire su fotografia, montaggio e direzione artistica, adeguati agli alti standard dei blockbuster coreani di ultima generazione, a mancare però è la costruzione coesa di un universo spietato tanto quanto sulla carta è il piano diabolico dell'ambientalista. Rimane un ottimo soggetto, con l'ennesima variazione sul rapimento, che però non riesce mai a far partecipe fino in fondo lo spettatore, delimitato da una freddezza programmatica contraria al sommovimento emotivo ritratto.


paese: Corea del Sud
anno: 2010
regia: Kim Hyeong-joon
sceneggiatura: Kim Hyeong-joon
attori: Sol Kyung-gu (Kang Min-ho), Ryu Seung-beom (Lee Seong-ho), Han Hye-jin (Min Seo-yeong), Seong Ji-roo (Yoon Jong-gang), Nam Kyeong-eup (Oh), Park Sang-wuk (Park Pyeong-sik), Lee Jeong-heon, Lee Jeong-woo, Jeong Si-yeon



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