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Poetry (2010)

Sunday, 27 March 2011 17:47 Stefano Locati Film - Corea del Sud
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poetry_0Dopo l'intenso Secret Sunshine (2007), che affrontava con visione stratificata la religione e l'anelito alla fede inconsapevole, Lee Chang-dong torna con una riflessione lieve e insieme lancinante sui meccanismi di reazione a dolore e colpa. In questo contesto la poesia, protagonista fin dal coraggioso titolo, è svelata come arma di fronte alle prove della vita: o meglio, la scelta delle parole che filtrano lo sguardo - ciò che si vede e si vive - diventa l'unica possibilità per affrontare il ricordo, come processo consapevole di attenta scelta del significato, e quindi di importanza, da dare a quello che ci circonda.

Il poeta non è semplicemente colui che osserva con spirito libero la realtà, ma chi trasforma in parola, dunque in atto, ciò che viene filtrato dai sensi. Yang Mi-ja è una donna ormai anziana che ha il compito di accudire il nipote, Jong-wook, da quando sua figlia è andata via di casa. Oltre alle tribolazioni quotidiane, Mi-ja - che ha da poco iniziato a frequentare un corso di poesia - deve però affrontare due pesi improvvisi: da una parte scopre di essere affetta da Alzheimer, dall'altra viene a sapere che il suicidio di una compagna di scuola del nipote è diretta conseguenza delle violenze a cui è stata ripetutamente sottoposta da sei ragazzi, tra cui proprio Jong-wook. Nel momento in cui le parole iniziano a sfuggire, per la malattia, la donna è costretta a inseguirle, tra le tante possibili, per costruire un senso a quanto fatto dal ragazzo. Gli altri genitori dei responsabili stanno pensando a una compensazione in denaro alla famiglia della ragazza suicida, perché non sporga denuncia e insabbi il fatto: Mi-ja è sospesa tra il futuro del nipote e il peso insopportabile del sapere quanto sia accaduto. Allontanandosi da qualsiasi visione anedottica, idealizzata o spirituale della poesia, Lee Chang-dong la usa invece come grimaldello istintuale per raggiungere il cuore delle cose. Mi-ja, figura eterea e tenace, è l'unica in grado di dare senso a quanto vede, perché è l'unica che si sofferma a osservare davvero. Così, quando gli altri genitori riescono a vedere solo il loro ruolo di protettori dei figli, tesi a cercare qualsiasi modo per scagionarli dall'infamia, lei è dilaniata: da un lato, certo, l'istinto di protezione, dall'altro però quello di guida, anche morale. Da queste frizioni nasce la forza maestosa, mai urlata, eppure assordante, di Poetry, una parabola dolorosa sullo sguardo e la scelta. Come ricorda l'insegnante durante la prima lezione di poesia, gli oggetti che crediamo di aver visto migliaia di volte, come una semplice mela rossa, sono proprio quelli che ci sfuggono, perché non ci siamo mai soffermati a guardarli veramente. E' solo sondandoli, scandagliandoli, che è pensabile arrivare a una decisione, e quindi all'azione - scrivere una poesia come stabilire il giusto fato del nipote.
Lee Chang-dong sembra proseguire la riflessione del Bong Joon-ho di Mother (2009): non tanto perché protagoniste sono in entrambe le pellicole due magnifiche attrici che hanno superato la mezza età (là Kim Hye-ja, qui Yoon Jung-hee - entrambe perfette), quanto perché il meccanismo alla base è simile, un genitore alle prese con le colpe di un discendente (là un figlio poco sveglio, qui un nipote apatico). E dove Bong Joon-ho seguiva la strada spietata dell'intromissione, a sbilanciare le colpe verso la madre, che sceglieva poi consapevolmente di liberarsi del ricordo, Lee Chang-dong percorre la strada forse ancora più difficile dell'osservazione, in cui il ricordo permane indelebile, nonostante sia minacciato da dimenticanza a causa dell'Alzheimer. Esempi di cinema viscerale, mai conciliante, durissimi pur nella loro apparente linearità, Mother e Poetry sono la conferma di come ancora oggi, soprattutto oggi, cinema e poesia siano assolutamente necessari.

Premio per la miglior sceneggiatura al festival di Cannes 2010, Poetry esce anche nelle sale italiane grazie al coraggio di Tucker Film, che prova a bissare il buon successo del giapponese Departures (2008).


paese: Corea del Sud
anno: 2010
regia: Lee Chang-dong
sceneggiatura: Lee Chang-dong
attori: Yoon Jung-hee (Yang Mi-ja), David Lee (Jong-wook), Ahn Nae-sang, Kim Hee-ra, Kim Yong-taek, Park Myeong-sin



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